Tenera è la notte

Tenera è la notte

1925. Rosemary Hoyt è una giovane attrice che si sta godendo il meritato riposo dopo un anno impegnativo tra set e promozione del famoso film La figlia di papà. Accompagnata da sua madre in Costa Azzurra non tarderà a familiarizzare con un gruppo di turisti americani, dediti a fare bisboccia e a divertirsi dalla mattina alla sera, spesso incuranti delle conseguenze che tale divertimento sfrenato può cagionare al fisico e soprattutto alla mente. Non sono però tutti uguali e in quella turbinante e continua ebbrezza lo psichiatra Dick Diver sembra quasi essere una mosca bianca. Rosemary, sebbene più giovane di lui, ne coglie immediatamente la diversità e inizia a provare qualcosa di più di una semplice cotta adolescenziale per quell’uomo distinto, spigliato e affascinante. Tuttavia egli pare già aver trovato la sua dolce metà in Nicole Warren, una donna che in passato fu sua paziente, e che, malgrado i dubbi di colleghi e amici, è finita per diventare la sua compagna di vita. La giovane età di Rosemary non va confusa con ingenuità: lei riesce a vedere qualche ombra nella vita di Dick, ma al di là di un fugace bacio, non riesce a rubare l’amore del fascinoso uomo oggetto del suo desiderio. Da quel momento in poi però, la vita di Dick prenderà una piega inaspettata, con Nicole che mostrerà di essere tutt’altro che guarita…

Quando si parla di Francis Scott Fitzgerald non si può non tener conto della sua vita altalenante e disordinata, molto spesso fonte di ispirazione per le sue famosissime opere. Tenera è la notte non fa eccezione: romanzo del 1934 dalle forti suggestioni autobiografiche (non si può non vedere in Nicole una sorta di versione letteraria dell’eccentrica e instabile moglie dell’autore stesso, Zelda Sayre) e dall’andamento compatto ed essenziale, si distingue dai suoi predecessori per una maggiore attenzione nei confronti della psicologia dei personaggi e per uno stile meno raffinato e più diretto, come se l’autore percepisse l’urgenza di mettere nero su bianco determinate sensazioni prima che potessero, in qualche modo, svanire. Ciò ovviamente non intacca minimamente lo spessore di un lavoro in cui Fitzgerald, più che in altre occasioni, sembra rivelare se stesso, mettendosi a nudo in un’estrema seduta psicanalitica con se stesso, dove ossessioni, peccati e sentimenti si innescano e deflagrano in una wasteland esistenziale, abitata da fantasmi di felicità abortita e innaffiata da fiumi di alcol. “A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere”: è questa la frase più importante di Tenera è la notte e durante la narrazione si scopre come non privarsi di un dolore possa portare a tramutarsi in prima persona in dolore, dolore per sé e per gli altri, fino a non sentire più niente al di fuori di una sofferenza fisica e mentale che scarnifica e prosciuga l’anima: l’anticamera di un naufragio interiore.



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