Teresa degli oracoli

Teresa degli oracoli

Teresa da giovane è stata una donna forte e tenace. Ha lavorato per gran parte della sua vita nei campi della cascina Benvenuta insieme al rude e iracondo Antonio, sposato “abbassando la testa” e morto dopo una decina d’anni di matrimonio. Un giorno Teresa, ormai avanti con gli anni, si è ritrovata la memoria bucata come un colino. Da lungo tempo custodiva “un segreto che portava sempre con sé”, ma che non aveva mai rivelato a nessuno; così, quando si è accorta che la vecchiaia le avrebbe potuto giocare un brutto tiro, ha deciso di smettere di parlare. È successo di colpo un pomeriggio, mentre era intenta a sbucciare i fagiolini in cucina. La sera stessa si è stesa sul letto e il suo corpo non si è più mosso. Solo ogni tanto apriva gli occhi per guardare il vuoto, ma il resto del tempo lo passava immersa in un sonno che pareva irreversibile. Attorno a lei e a quello stato di perenne assopimento hanno ruotato le donne della sua famiglia: le figlie Irene e Flora, la prima un vento in perenne movimento, la seconda radicata al suo paese come una pianta; la cugina Rusì, cattolica fervente; la nipote Nina, incapace di mantenere una relazione sentimentale stabile; e l’ultima arrivata, Pilar, la badante peruviana, con le sue antiche tradizioni andine. Per dieci anni Teresa è rimasta stesa immobile sul letto piazzato nel salotto della casa del fico. Un giorno Nina riceve una chiamata: è proprio Pilar, che la informa che Teresa potrebbe morire da un momento all’altro…

Il primo romanzo di Arianna Cecconi, antropologa e docente presso l’Università Milano Bicocca, è “una storia di famiglia, una storia di silenzi, di segni e della difficoltà di interpretarli”. Cecconi riesce ad armonizzare la conoscenza delle pratiche magico-religiose delle Ande peruviane, esperita sul campo durante le sue ricerche etnografiche, con la storia di una famiglia italiana composta di sole donne, ognuna delle quali nasconde un segreto che vorrebbe solo dimenticare. La figura cardine dell’intera vicenda è la badante peruviana Pilar, che con i riti e la saggezza del popolo quechua – i cui membri non hanno dimenticato le antiche tradizioni nemmeno dopo la conquista degli spagnoli – aiuta Irene, Flora, Rusì e Nina a superare il senso di colpa che le attanaglia e l’imminente dipartita dell’amata Teresa. Cecconi amalgama con grande maestria tradizioni oracolari tra loro molto distanti, e ci riesce soprattutto grazie a una lingua chiara, ma allo stesso tempo evocativa. In certi casi pare davvero di trovarsi di fronte a un mistero immenso che non può essere spiegato impiegando soltanto gli strumenti della ragione. Questo mistero è il segreto che tutti noi ci portiamo dentro e che, quasi casualmente, sembra avere definito una volta per tutte la nostra esistenza. Cecconi ci insegna che non dobbiamo avere paura di affrontare i nodi insoluti della nostra vita e che solo il coraggio di seguire la nostra “vocina” autentica, quella parte di noi che sa davvero ciò di cui abbiamo bisogno, può permetterci di proseguire degnamente il nostro cammino su questa terra, e oltre.



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