Teresa in mille pezzi

Teresa in mille pezzi
Chi è Theresa? Una donna in mille pezzi, frammentata, incapace di percepirsi come una totalità, tormentata da una rifrazione continua della sua personalità. Ora è calma e serafica, ora incredibilmente chiusa, ora incosciente di essere se stessa, un momento dopo scontrosa, triviale, volgare. Puttana e madre, indifesa e graffiante, sola nel mondo o sola dentro se stessa. Non esiste la minima percezione di equilibro tra corpo e mente. Nessun legame o comunicazione tra le parti...
Di che cosa parla questo libro? Di una perdita progressiva ed inarrestabile dell’idea di se stessi. In una realtà discontinua, conformista, classista e assolutamente esclusiva come poteva essere l’Haiti degli anni ’70, cresciuta ad immagine e somiglianza di re Christophe (ex schiavo poi autoelettosi sovrano di Haiti nel 1811), la libertà di essere era più vicina all’utopia che ad altro. Trouillot, romanziere, studioso e cittadino di Port-au-Prince (capitale di Haiti) ha già trattato il tema della disgregazione interiore dipendente dai rapporti familiari, vissuti ed interiorizzati nel corso degli anni con effetti sempre più profondi, nel romanzo Le livre de Marie e fa riecheggiare tra le pagine il ricordo del precedente L’homme en trois merceaux (Un uomo in tre pezzi), una lettura classica per chi conosce la produzione letteraria haitiana. Il punto nodale, quindi, risiede nell’acuto e drammatico parallelismo tra la realtà interiore di una donna – rappresentante emblematica dell’universo femminile generalmente complicato e multi sfaccettato – e la terra che (la) abita, l’isola di Haiti, per l’appunto. Un parallelismo certamente non positivo, al contrario, a sottolineare pesantemente il declino dell’isola, le costrizioni sociali che i suoi cittadini sono costretti a subire, la scarsa apertura verso forme alternative di essere che si allontanino dalla regola. Il tutto è perfettamente avvicinabile all’intricato rapporto che unisce una figlia ad una madre, ed una figlia alla sua prole: un mix di odio-amore, a(i)uto-distruzione. Una lettura impegnativa, a tratti triste, desolante eppure profonda, illuminante, a far riflettere sulle nostre flebili certezze e illusorie sicurezze personali.

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