Theo

Theo

John Elliot è il parroco della chiesa anglicana di San Giuseppe d'Arimatrea, in una cittadina nel Northumberland. I fedeli sono pochi: sedici per la precisione, più l'uomo solitario che siede sempre in fondo la domenica e va via prima che finisca la funzione, George. Il  ruolo di pastore gli è stato affidato due anni prima, quando il precedente parroco, Alfred Stone, è stato ricoverato alla clinica psichiatrica St. Mark. La prima volta che John Elliot va a trovare il suo predecessore la visita gli lascia un senso di profonda inquietudine, quell'uomo è chiaramente ossessionato da qualcosa, lo si capisce dalle sue domande incalzanti: “Lei è un cristiano?”, “ Crede nella resurrezione?” “Sono già iniziati i sogni?”. Ma di quali sogni parla? John Elliot lo scoprirà poco dopo, il giorno in cui si offre di aiutare sua moglie Christine a spalare la neve dai vialetti della scuola elementare in cui la donna lavora e si imbatte in Theo. Il ragazzino di nove anni ha gli occhi profondi e i capelli corvini. Nel momento in cui cade sulla candida neve imprime sul morbido manto due impronte rosso vivo. Il parroco nell'osservargli le mani scopre due ferite ampie, proprio al centro dei palmi, ma queste poco dopo si rimarginano rapide davanti ai suoi occhi...

Fin dalle prime pagine Torday è abile a immergere il lettore in un'atmosfera di suspense: racconta i fatti e si focalizza su dettagli minimi, che si insinuano nella mente del lettore come piccoli tarli. Il tetto della chiesa è stato manomesso. George è un tipo strano. L'ex parroco è finito in una clinica psichiatrica. Theo ha sui palmi delle ferite che scompaiono. Sua madre, Mary Constantine, va al cimitero di notte. Il compagno di sua madre non lo conosce nessuno; Christine, l'insegnante di Theo, sa solo che si chiama Geordie ed è un boscaiolo. Nei sogni di John Elliot un grande angelo dalle ali nere vola via nella notte. Oltre alle ferite alle mani, il bambino ha dei lividi sul costato, sui piedi e sulla fronte, ma anche questi non durano più di qualche minuto. Misteri che sembrano andare in una direzione, pagina dopo pagina. Con un equilibrio narrativo magistrale. Allora non si spiega, al lettore, l'abbandono della narrazione sul finale, quel lasciare John Elliot sospeso, la porta che si chiude sul piccolo Theo. Un giallo senza soluzione, una finestra che fa da prequel al romanzo, anch'esso pubblicato in Italia da Elliot, Una luce nella foresta.

 

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