Ti amo ti ammazzo

Ti amo ti ammazzo

Il delitto Casati Stampa, pieno di retroscena piccanti e morbosi, con tanto di foto “anatomiche” della bella marchesa uccisa e di diario hard dell’uccisore; lo strazio della piccola Sara Jay Cusmà Piccione, stuprata e strangolata dal fidanzato della sorella; l’assurda fine di Monica, sgozzata a scuola dal fidanzatino respinto, e quella di Silvia, morta di fame e di sete sotto gli occhi adoranti del suo sequestratore; la mortifera spedizione punitiva di Daniela, assassina per gelosia della moglie di un suo ex compagno d’università, spietata annientatrice di una serenità che avrebbe voluto per sé…

Amore e Morte: è questo il tema declinato dai nove autori (Alan D. Altieri, Claudio Brachino, Massimo Carlotto, Enzo Catania, Adolfo Ferraro, Marcello Fois, Luca Telese, Nicoletta Vallorani, Mauro Zola, ovvero quattro scrittori che di crime-stories se ne intendono, quattro giornalisti e uno psichiatra specializzato in Criminologia) riuniti per l’occasione in questa inquietante antologia che succhia la sua linfa scarlatta direttamente dalla cronaca. Cronaca nera, ma non necessariamente di quella che fa chiasso: l’ispirazione può venire da un chiacchieratissimo caso degli anni Settanta, dall’amore infranto dal tritolo del giudice Falcone come dal “banale” (almeno per certi standard giornalistici) omicidio-suicidio di due vecchi, liquidato con un frettoloso trafiletto. Ebbene sì, probabilmente sarebbe più rassicurante pensarle come pura finzione, parto della fantasia e della creatività di uno scrittore, ma le nove storie di Ti amo ti ammazzo (sia pure irriconoscibili dopo il restyling letterario: è il caso della mattanza teo-delirante e super-gore di Alan D. Altieri) sono dannatamente vere – true crime, per dirla all’anglosassone. Il che è garanzia di brividi supplementari, di un senso d’angoscia che si fa più acuto considerando che, qui, la morte è conseguenza dell’amore (per quanto distorto e malato, per quanto irriconoscibile e degradato), cioè di un sentimento in cui più o meno tutti sperano e che, nell’immaginario, non si lega certo a sangue e coltelli e violenza dissennata. Eppure la cronaca ci sbatte continuamente in faccia questa sgradevole verità, interpretata qui, in modo personalissimo, da ciascuno dei nove autori, attraverso racconti molto diversi dal punto di vista tonale e stilistico e ai cui due estremi ci sono l’orgia di sangue di Altieri e la favola straziante di Nicoletta Vallorani. In mezzo, tra omicidi brutali e perfino bizzarri, risuona talvolta una nota malinconica, dolorosa: è il caso dei racconti di Carlotto e Fois. Insomma, “amare” può far rima con “morire”, provare per credere… Un’antologia decisamente crudele.



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