Tijuana, mon amour

Tijuana, mon amour
Metti un giornalista stropicciato che sbatte scandaletti hollywoodiani in prima pagina. Aggiungi una specie di Philip Marlowe partorito dalla più ispirata penna di Raymond Chandler trapiantato nella stessa America fumosa e notturna ma di un ventennio più vecchia. Immagina un Humphrey Bogart dei tempi belli, soltanto un bel po’ più sfigato. Questo è Danny Getchell, editore e direttore responsabile di “Hush-Hush”, famigerata rivista scandalistica che come tante negli anni ’50 ama sguazzare tra i più sordidi e pruriginosi segreti dei divi. “Dischi puliti” è il nome dell’inchiesta che Danny sta seguendo in questo momento, alla ricerca di elementi che provino la soffiata di un dj sicofante intenzionato a coprire di melma un collega rivale che ha ricevuto una mazzetta, nientepopodimenoche dal divino “The Voice” Frankie, per piazzare in classifica una sgallettata starlette aspirante cantante. L’indagine si snoda tra i pericolosi sobborghi di Los Angeles, in locali bui nei quali signorine bisex non proprio eleganti e non troppo vestite, dopo essersi esibite in spettacoli di strip, si siedono sinuose ai tavoli  soffiando aloni di fumo grigio sul viso del cliente di turno che intanto beve bourbon scadente e whisky torcibudella mentre fuma, ovviamente, Lucky Strike. Peccato che la banale storiella di mazzette sia solo la punta dell’iceberg: poliziotti corrotti, ricatti a uomini politici, attricette ammazzate senza pietà, scagnozzi malavitosi che si aggirano con “aspetto lucertolesco”, fiumi variegati di ogni droga conosciuta, contrabbando di pellicce, rapine inscenate, pare non mancare davvero nulla! E su tutto e tutti un pericoloso ed infido Frank Sinatra che scorazza in una vistosa Lincoln lilla, coinvolto in segreti e ricatti inconfessabili che potrebbero minacciare il mondo di lustrini di Hollywood, storie torbide di sesso che farebbero vacillare carriere dorate di politici e star. Un turbine vorticoso di eventi che conducono Danny, intenzionato a trarre beneficio economico dalla vicenda oltre che occupato  a salvare la pellaccia da sparatorie e non troppo metaforiche pugnalate alle spalle, fino a Tijuana, luogo di perdizione, regno di disperati, terra di confine e di sfogo degli inconfessabili desideri degli americani...
È il Messico dell’immaginario noir per eccellenza, il luogo-non luogo dell’anima per americani soffocati dalle proprie ossessioni sessuali e dal loro moralismo bacchettone, la terra dei sogni e delle miserie umane. Ma anche Danny non sfugge alla regola dei protagonisti cari ad Ellroy, mai perfettamente buoni ma assolutamente incapaci - perché un po’ cialtroni - di essere compiutamente cattivi; per questo anche lui finisce all’angolo, sconfitto con le sue stesse armi (foto compromettenti), ed è costretto a dirsi: “Non chiederti per chi suona la campana. Suona per te”. Tutti nel fango nel mondo di Ellroy, poliziotti cattivi, personaggi sempre in bilico tra crimine e giustizia, mafiosi fotocopiati dalla peggiore cartolina di Little Italy, un mondo senza speranza di redenzione in cui non c’è spazio per l’Eroe. È il volto buio dell’America quello che emerge da questo romanzo breve di Ellroy, padre del noir moderno, capace di una narrazione del crimine rapida e martellante nel ritmo come le pallottole che fischiano ad ogni pagina, sostenuta da un linguaggio fantasmagorico e immaginifico, surreale e sincopato, che rischia, a tratti, di confondere il lettore neofita che potrebbe smarrirsi negli iperbolici giochi di parole. Un racconto bollente dalle atmosfere cupe che ha come veri protagonisti sesso, droga e perdizione, emersi direttamente dalle ossessioni dell’anima dello scrittore sopravvissuto ai ghetti di L.A. con la sua adolescenza inquieta, e da quella della sua nazione, gigante dai piedi d’argilla. È proprio un piccolo romanzo americano. Perché James Ellroy è proprio un Americano. E tanto più Americano quando scrive di sé : “Sì, sono un grande moralista. Sono un protestante del Midwest che odia Bill Clinton, un moralista che teme Dio. È difficile da credere, visti i libri che scrivo, ma il senso morale della narrativa consiste nel mostrare le orribili conseguenze di un atto immorale e il prezzo karmico che le persone pagano per averlo perpetrato”. Amen.

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