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La ITC, una società guidata dal giovane genio della fisica Robert Doniger, è riuscita in gran segreto a progettare e costruire una macchina che, grazie alle leggi della quantistica, permette di spostarsi nel multiverso, e quindi, in sostanza, nelle mille ramificazioni del passato. Edward Johnston, un brillante storico impegnato in una grande campagna di scavi nel sito medievale nella valle della Dordogna, riesce ad ottenere di effettuare un viaggio “temporale”, ma rimane accidentalmente bloccato nel 1357. La ITC manda in suo soccorso una squadra composta dai migliori studenti di Johnston e da un paio di guardie del corpo. Ma le cose si mettono subito molto male…

Il tema dei viaggi nel tempo è da sempre fra i più affascinanti a disposizione per uno scrittore di sci-fi. Non stupisce quindi (anzi, fa venire l’acquolina in bocca) che ci si dedichi l’indiscusso re della narrativa mainstream a sfondo (fanta)scientifico, lo statunitense Michael Crichton. Più nello specifico Crichton, tenendo fede alla sua vocazione di geniale divulgatore delle teorie e delle scoperte più innovative in arrivo anno dopo anno dal mondo accademico, non si limita a rispolverare l’ottone, le manopole e gli ingranaggi dei marchingegni di Wellsiana memoria e non indulge più di tanto sulla questione “paradossi temporali”, già ampiamente esplorata da altri autori del genere. In linea invece con le ipotesi “quantiche” (ormai sempre più concrete e ricche di conferme) di Hawking, Everett, Feynman, l’autore postula la struttura a multiverso della realtà, escludendo quindi la fattibilità del viaggio nel tempo classicamente inteso, e sfruttando invece il progetto di “mutamento di coordinate in un multiverso ortogonale” attualmente allo studio di decine di laboratori in giro per il mondo per dare un background ad una avventura colorata, leggera, piena di azione. I protagonisti vengono proiettati in un castello francese del XIV secolo, in un mondo infinitamente più violento, spietato e brutale di quello a cui appartengono. Ciononostante il leit motiv narrativo di Crichton sembra essere (fatta salva qualche scivolata nel gore) la commedia rocambolesca, con inseguimenti, risse, travestimenti, equivoci, tornei cavallereschi e salvataggi in extremis. Il risultato è un romanzo meno rigoroso del solito, zeppo di ammiccamenti ad un pubblico dai gusti un po’ grossolani, troppo stiracchiato in lunghezza per mantenere sul filo il lettore e troppo calibrato in partenza su una possibile riduzione cinematografica (puntualmente arrivata, per la regia di Richard Donner) per risultare del tutto riuscito.



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