Tinder

Tinder

1642. Ferito nella battaglia di Breitenfeld, il giovane Otto Hundebiss aveva incontrato faccia a faccia la Morte. Ne aveva visto il teschio cinto da una corona di ossa e biancospino, lo scheletro avvolto in un mantello d’oro lacero. E aveva scorto alle sue spalle il lugubre corteo degli spettri dei propri commilitoni caduti di recente. Spaventato e dolorante, era corso via nella foresta finché era crollato a terra sfinito. Quando si era svegliato una strana creatura dalle sembianze di animale, mezzo-bestia mezzo-uomo, si stava prendendo cura di lui. Doveva trattarsi di un guaritore indovino, perché gli aveva estratto il proiettile dal fianco, lo aveva bendato e prima di andarsene gli aveva lasciato una profezia per il futuro e dei dadi d’avorio finemente dipinti per indicargli la direzione da prendere. Seguendone il vaticinio, Otto si era messo in cammino verso nord inoltrandosi fra gli alberi maestosi. Di giorno era il rumore dei suoi passi a scandirgli le ore. Di notte, con la sensazione che due occhi lo spiassero nell’oscurità, era il suo cuore in tumulto a battere il tempo. Aveva fatto strani incontri nel suo viaggio. Prima un uomo misterioso che allacciandosi intorno alla vita una cintura si era trasformato in un gigantesco lupo, poi Safire, una fanciulla dai riccioli di fuoco che gli aveva rubato il cuore…

Sally Gardner rivisita in toni dark L’acciarino magico, il primo racconto scritto da Hans Christian Andersen. La vicenda è nota: un soldato uccide una strega per impadronirsi del suo acciarino con cui acquista il potere di evocare tre enormi cani che esaudiscono ogni suo desiderio, consentendogli di sposare una principessa e diventare re. Tolta dai contorni evanescenti dell’universo favolistico, la celebre novella viene calata in un preciso contesto storico - quello della guerra dei trent’anni - e ammantata di un’atmosfera tra horror e gotico dove i cani sono sostituiti da spaventosi lupi mannari e le streghe da combattere sono due, entrambe perfide, una dall’unghia del pollice così lunga da arrotolarsi a spirale e sguainarsi come un coltello, l’altra con un malevolo lamento al posto della voce. Da ragazza Sally Gardner era afflitta dalla prospettiva che divenire adulta avrebbe significato leggere libri senza illustrazioni. Ha dunque voluto che Tinder fosse arricchito dalle tavole di David Roberts, in un suggestivo bianco e nero dove spiccano dettagli color sangue. Sprazzi di colore inquietanti che servono a sottolineare ferite, corpi straziati e teste mozzate, ma che fanno anche fiammeggiare il mantello rosso di Safire, simbolo di un amore struggente e imprendibile, che accende e poi sfugge via dalle mani quando già si credeva di possederlo. Perché non sempre le fiabe si chiudono con un lieto fine.



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