Toglietemi tutto ma non il sorriso

Toglietemi tutto ma non il sorriso
Anna Lisa si chiama così perché il 16 marzo del 1978 - lo stesso giorno del rapimento Moro - un impiegato distratto del comune di Montecatini Terme ha scritto male il nome scelto dai suoi genitori. Doveva nascere Annalisa, e invece è nata AnnastaccatoLisa, che trent'anni dopo quel piccolo grande errore è una ragazza solare e scatenata che ama raccontarsi in un blog aperto sulla piattaforma Splinder. Sta cercando lavoro, ma la sua non è una ricerca affannosa, tant'è vero che continua a rifiutare proposte di aziende che ritiene evidentemente non interessanti. Del resto è così che Anna Lisa prende la vita: “Non c'è cosa che mi piaccia di più al mondo che ridere. E, badate bene, ci sarebbe ben poco da ridere; ma non importa: io rido”. Di spasimanti che le ronzano attorno ce ne sono più d'uno, ma in quell'autunno 2008 – dopo un po' di tira e molla, “un anno di scazzo totale. Di divertimento. Di menefreghismo anche. Ho fatto le cazzate di una ventenne... Credo di aver fatto del male anche a qualche persona... ma sono stata male anch'io se è per questo” - la ragazza sente che forse è arrivato il momento buono per lasciarsi andare a una storia seria con Qualcuno (lo chiama proprio così), un ragazzo mite e insistente che sembra volerle molto bene. A novembre, dopo aver notato (non senza civetteria) una insolita crescita della misura del suo seno, Anna Lisa scopre di avere un nodulo a una mammella: l'ecografia sembra rassicurante, ma la biopsia non lo è. È un tumore. Un tumore maligno. Di quelli “brutti brutti”. La ragazza reagisce con rabbia e sconcerto, ma senza paura. Una visita oncologica a Livorno però le fa intuire il calvario che l'attende: si parte con la chemioterapia...
La storia di Anna Lisa Russo, morta il 4 ottobre 2011 nel reparto di cure palliative dell’ospedale di Livorno dopo tre anni di lotta dolorosa e furibonda contro un gravissimo carcinoma della mammella prima e una serie di metastasi poi, ha commosso tutta l'Italia. Soprattutto rimarranno nel cuore di tanti le immagini del matrimonio della ragazza, ormai in fase terminale, a solo un paio di mesi dalla fine, gonfia per la radioterapia e il cortisone, costretta su una sedia a rotelle ma nonostante tutto sorridente, felice accanto al suo Qualcuno. Questo volume ripercorre la storia non a lieto fine della malattia di Anna Lisa grazie a una selezione di post apparsi sul suo blog http://annastaccatolisa1.wordpress.com: più che l'iter diagnostico e terapeutico in sé (peraltro costellato di eventi sfortunati e – come sempre accade nei casi di malati giovani – da un accanimento feroce da parte dei medici, che hanno sottoposto Anna Lisa a un vero e proprio bombardamento, usando ogni arma a disposizione della Medicina moderna, purtroppo invano e incidendo pesantemente sulla qualità di vita della paziente) colpisce l'atteggiamento della protagonista. Annastaccatolisa non si concede il lusso di arrendersi, né tantomeno di abbattersi: brutta notizia dopo brutta notizia, colpo di scena negativo dopo colpo di scena negativo, al massimo esprime disappunto. Post dopo post pare di vederla piegare le spalle per un attimo, piangere qualche minuto e poi asciugarsi le lacrime e aggrapparsi al suo spiritaccio toscano, fare una battuta e ripartire, ricominciare a lottare fino alla prossima batosta. Fino all'ultima batosta. Perché “il cancro non è solo sofferenza, non è solo merda. È chiaro: tutto dipende da come lo si affronta, ma l'importante è, per l'appunto, affrontarlo, sfidarlo e non diventare vittima di un carnefice bastardo”.

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