Toglietevelo dalla testa

Toglietevelo dalla testa
Immaginate di ricevere in regalo uno splendido iPhone. Aprite la scatola, liberate dal piccolo imballaggio l'apparecchio, ne apprezzate l'aerodinamica e il design e pregustandone le performance iniziate a leggere il libretto delle istruzioni, magari frettolosamente come fate sempre quando 'inaugurate' un device elettronico d'uso comune. Ma a pag.7 della “Guida alle informazioni importanti sul prodotto” vi imbattete in una frase che a una prima lettura vi fa rimanere perplessi, e alla seconda vi gela il sangue: “Quando usate l'iPhone vicino al vostro corpo per chiamate o per trasmissione dati attraverso una rete cellulare, tenetelo ad almeno 15 mm di distanza dal corpo e usate soltanto custodie, clip da cintura o fondine che non abbiano parti metalliche e che mantengano almeno 15 mm di separazione tra l'iPhone e il corpo”. Cioè, scusa, un iPhone non può essere poggiato all'orecchio quando si parla? E se invece ci avessero regalato un BlackBerry? Sul libretto delle istruzioni in quel caso la frase sarebbe stata ancora più sinistra: “Usate dispositivi hands-free se disponibili e tenete il BlackBerry ad almeno 25mm dal corpo (incluso l'addome di donne incinte e il basso ventre degli adolescenti) quando l'apparecchio è acceso e connesso alla rete”. A parte l'inquietante allusione al basso ventre che fa molto filmini hard di liceali, il messaggio che ci viene trasmesso è chiarissimo e arriva direttamente dalle aziende produttrici di smartphone: l'utilizzo che milioni – anzi, miliardi - di persone fanno quotidianamente di questi apparecchi, che non prevede quasi mai l'adesione a questi consigli contenuti nei libretti delle istruzioni, è pericoloso per la salute e le aziende si tutelano da eventuali cause di risarcimento inserendo avverta quanto pare lo sanno, e cercano di tutelarsi da cause di risarcimento. È proprio così? O la realtà è anche peggiore? Un giornalista si mette sulle tracce di questa storia inquietante...
Riccardo Staglianò prosegue la sua missione di reporter scomodo e dopo essersi occupato – tra le altre cose – del misterioso mondo degli immigrati cinesi in Italia punta la lente d'ingrandimento sugli effetti della tecnologia alla base della telefonia cellulare sulla salute. Si passa da un'intervista a Innocente Marcolini, il primo cittadino italiano a cui un Tribunale ha fatto risarcire i danni per una forma tumorale causata dall'uso intensivo del cellulare, al racconto di altre battaglie legali simili (vinte o perse) condotte negli Usa. Si analizzano la letteratura scientifica sull'argomento e le storie personali e professionali di medici segnalatisi per posizioni fortemente contrarie o a favore della tesi “i cellulari causano il cancro”. Si fanno interessanti parallelismi con la strategia dell'insabbiamento operata dalle multinazionali del tabacco nei decenni scorsi, si smentiscono luoghi comuni e leggende metropolitane, si fornisce un utile decalogo per l'utilizzo corretto del telefonino. Insomma l'approccio è lontanissimo da quello complottista o antitecnologico: Staglianò riconosce l'utilità dei telefoni cellulari, non li demonizza ma chiede chiarezza e sicurezza, come dovremmo fare tutti noi, soprattutto chi – non come me, che odio telefonare – passa ore con il cellulare all'orecchio. Un libro appassionato, inquietante, provocatorio, istruttivo. E poi dice che il giornalismo d'inchiesta è morto.

 

 

 

 
 
 
 
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