Tokyo soundtrack

Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

1997. Il governo giapponese decide di eliminare le capre che infestano le isole settentrionali dell’arcipelago di Ogasawara. Dopo che nel 1944 le isole – sotto attacco da parte degli americani – sono state evacuate, le capre si sono lentamente moltiplicate, divorando le piante della foresta subtropicale e causando un dissesto geologico che sta minacciando addirittura la sopravvivenza della vicina barriera corallina. Gli incaricati del governo sbarcano su un’isola dopo l’altra, radunano greggi di capre in recinti per poi avvelenarle e organizzano battute di caccia per uccidere gli esemplari isolati. Su una delle isole più piccole e remote dell’arcipelago, fanno un incontro del tutto inatteso: a quanto pare il luogo non è affatto disabitato, perché ci sono un bambino e una bambina che vivono come selvaggi, seminudi e con la pelle brunita dal sole, “sudici da fare ribrezzo”. Chi sono questi bambini? Sono entrambi naufragati sull’isola in circostanze drammatiche un paio d’anni prima. Il maschietto si chiama Touta e si è schiantato sulla spiaggia tentando di guidare il motoscafo del padre – caduto nelle onde al largo e annegato lasciandolo solo a bordo – a riva, sopravvivendo miracolosamente. La femminuccia si chiama Hitsujiko ed è arrivata sull’isola in circostanze ancora più incredibili soltanto due giorni dopo Touta: la madre si è gettata in mare da un traghetto e un’onda ha scaraventato la bambina all’interno di una scialuppa di salvataggio che era stata messa in acqua poco prima da un altro suicida, un giovane depresso. La scialuppa è andata alla deriva finché un branco di delfini non l’ha guidata all’isola, dove il bambino l’ha accolta come una sorella. Touta ed Hitsujiko – che al momento del naufragio avevano rispettivamente sei e quattro anni e mezzo – sono sopravvissuti (anche a un terremoto con relativo tsunami) grazie al buon clima dell’isola, alla presenza delle capre che ha garantito un apporto costante di latte e carne e alla grinta di Touta, che il padre a suo tempo ha addestrato alle basilari tecniche di sopravvivenza. Raccolti dai soccorritori, i bambini vengono rifocillati, sverminati, lavati, vestiti e condotti in nave nell’isola di Ogasawara, nella cittadina di Chichijima. Le autorità non riescono a ricostruire la loro storia né la loro identità, così si dà per scontato che siano fratello e sorella e viene loro dato un nuovo cognome, Nishitate. Touta ed Histsujiko vengono dati in affido a una coppia di cinquantenni del luogo, i coniugi Yoshizaki, e iscritti alla scuola elementare…

Furukawa Hideo è scrittore acclamato e molto stimato in Giappone: lo certifica la messe di premi che si è aggiudicato in pochi anni, dal Mystery Writers of Japan Award al Japan SF Grand Prize, dal Premio Mishima alla finale del Premio Naoki nel 2005. È un personaggio vulcanico, che sovente trasforma i reading e le presentazioni in vere e proprie performance d’artista: e di questo Tokyo soundtrack ha spesso detto che lo considera un vero e proprio manifesto della sua poetica, “l’anno zero di una nuova era” per la sua scrittura e – in definitiva – la sua vita. Da dove nasce questa percezione? Probabilmente dalla natura fortemente allegorica, quasi esoterica, anzi messianica della storia raccontata in queste 750 pagine (dal finale aperto) e dallo stile che Furukawa ha scelto per raccontarla. Nella postfazione scritta appositamente per i lettori italiani, lo scrittore giapponese racconta di aver iniziato a scrivere Tokyo soundtrack nell’ottobre 2001, cercando di cogliere la “vera natura di una certa rabbia, la rabbia che scaturiva dall’irruzione improvvisa del mondo nel nuovo secolo” (e immaginiamo che le macerie fumanti di Ground Zero non fossero estranee a questa sensazione). La scelta di ambientare gli eventi principali del romanzo tra il 2008 e il 2009, quindi in quello che per lui allora era il futuro prossimo, rende trasparente la voglia dell’autore di dare un tono distopico alla storia. È la perdita di quella che potremmo (impropriamente) definire “identità ecologica” a ferire Furukawa e a indignare i suoi protagonisti. Il Giappone che descrive, del tutto simile a quello vero se non fosse per un clima sull’orlo dell’impazzimento definitivo e per le aspre tensioni sociali, è un ambiente che nega la sua vera natura, abitato da uomini che ponendo loro stessi ostinatamente fuori dalle dinamiche naturali hanno finito per perdersi, per non sapere più chi sono: “Esistono ancora nel nostro pianeta città in cui la natura non sia stata modificata per permettere a noi essere umani di sopravvivere? (…) Il genere umano, tranne forse rarissimi casi in angoli sperduti della Terra, non risiede più da diverso tempo in comunità secondo natura. Pertanto, siamo già in un contesto più o meno apocalittico”. Le atmosfere sono stranianti di per loro, e lo diventano ancor di più per un lettore italiano, data la natura profondamente “nipponica” dei personaggi e degli eventi, che ci fa perdere ogni riferimento politico e sociale ma in compenso dona a tutto una sorta di fascino “alieno” che finisce per fare il gioco di Furukawa.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER