Tolleranza zero

Tolleranza zero
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Roy Strang è in coma profondo, ormai è quello che si dice un vegetale e questo stato difficilmente sarà reversibile. I medici e gli infermieri, tuttavia, continuano a nutrire delle flebili speranze di risveglio perché i segnali che il giovane manda non sono poi così negativi. La cosa che di certo non gli manca è il tempo per riflettere, isolarsi dall’esterno e ricordare. Nella sua testa prova quindi a richiamare alla mente tutta la sua vita. Più che in una famiglia Roy sente di essere cresciuto in un disastro genetico. Suo padre John è completamente suonato, ed è un uomo violento, mentre sua madre Vet è una troia completa, aveva lasciato suo padre poco prima del matrimonio per andare in Italia, da dove era tornata con due bambocci avuti con due uomini diversi, Tony e Bernard. John, da uomo innamorato, l’ha perdonata e hanno messo su famiglia: sono arrivati Roy, la ragazza di casa Kim e l’autistico Elgin. Se i primi due nati ‒ i “mangiaspaghetti” ‒ sono stati fortunati a ereditare i caratteri dei loro padri, gli altri urlano ai quattro venti che appartengono al “tipo Strang”. Non è facile essere Roy “Dumbo” Strang e portare addosso quel soprannome dovuto a delle orecchie enormi, non è facile rimediare una chiavata e guardarsi allo specchio quando sei la copia rimpicciolita del tuo vecchio. Roy però è un ragazzo a posto, è intelligente e brillante, e i suoi glielo riconoscono. Gli Strang per un breve periodo abbandonano Muirhouse per andare a Johannesburg in cerca di fortuna: sembra un paradiso, “la città dell’oro”, ed è qui che il piccolo Roy si appassiona agli animali, alla natura nella sua manifestazione più selvaggia, e in particolare all’ornitologia. È qui che nasce la sua ossessione per il marabù, uccello predatore che fa scempio di tutti gli altri animali, è qui che crea la realtà falsa in cui ambienta gli incubi del suo coma, dove è un cacciatore sulle tracce dei marabù. Quello che non gli manca è il tempo, il tempo per ricordare o dimenticare, il tempo per riflettere sul suo passato o per modificarlo nella sua mente. Per fortuna è nato e cresciuto nella corea, che è una sorta di allenamento alla noia del coma. Non può permettersi di svegliarsi, di riaprire gli occhi, deve rifugiarsi nel buio dei suoi incubi, deve scendere più a fondo, più a fondo, ancora più a fondo…

Il titolo Tolleranza zero trae spunto da una campagna lanciata anni fa a Edimburgo in difesa delle donne e dei bambini, spesso oggetto di violenze. Il perché (o meglio i perché) questo tema sia collegato al romanzo lo lasciamo scoprire al lettore, evitando irritanti anticipazioni della trama. Nella versione originale del titolo (Marabou stork nightmares) Irvine Welsh poneva l’attenzione sull’ossessione di Strang per il marabù. È questo il secondo romanzo dello scozzese, in cui l’autore sperimenta e lascia il personaggio principale in balìa delle sue manie e dei suoi trip. Vi si trovano due se non addirittura tre piani narrativi diversi, con sviluppi indipendenti tra loro: il presente della stanza di Roy con il susseguirsi dei parenti, il passato della giovinezza nella stramba famiglia Strang (cognome che tutt’altro che casualmente tutti storpiano in “Strange”) e la crescita che costituisce una specie di piccolo bildungsroman interno, ovviamente scritto alla maniera di Welsh. Il terzo piano narrativo è invece una realtà immaginaria, con un altro se stesso scagliato in un mondo finzionale dove va a caccia del marabù insieme all’amico Sandy Jamieson, ricreato sul modello di un calciatore degli Hearts realmente esistito, Jimmy Sandison. Il coma è tutto un’allucinazione, come se il coma più che il luogo della stasi estrema fosse il buio dove prendono corpo le peggiori paure e i peggiori fantasmi. Il marabù rappresenta il male contro cui lotta Roy, e non si tratta solo del male connaturato al mondo e all’umanità, ma del male che lui rappresenta, il male che ha fatto perdendo il controllo. Per quanto gli incubi siano cupi e opprimenti, il narratore vorrebbe rifugiarsi giù, sempre più giù, a fondo nei meandri della sua mente, perché affrontare il risveglio vorrebbe dire affrontare qualcosa di ancora più terribile, perché reale. La dissociazione e il conflitto nella psiche di Roy vengono resi anche graficamente, con una particolare disposizione delle parole e delle lettere. In attesa che venga svelato l’incidente a cui si fa riferimento per tutto il romanzo, Welsh ci trascina in un mondo feroce e crudele, fatto di abusi, di ricorsività della violenza, di incapacità di accettare gli orrori commessi.

 

 

 

 
 
 
 

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