Topi

Topi
Shelley e sua madre sono in cerca di una casa, e quel cottage immerso nell’isolata campagna britannica sembra il luogo ideale in cui ricominciare. Lontano dal frastuono dei clacson della City, dai ritmi frenetici della città, e soprattutto distante dai brutti ricordi. Perché loro sono topi, e come topi si nascondono al resto del mondo. Nell’altra casa restano appesi come fantasmi i ricordi: un matrimonio fallito malamente nelle aule di tribunale, un uomo capace di tradire la moglie e rifarsi una vita escludendo la figlia, e le violenze subite da Shelley alla mercé delle sue compagne di scuola, che da migliori amiche si sono trasformate in perfidi aguzzini con piercing e smalto nero sulle unghie. Il dolore e l’umiliazione devono restare confinati là, nel lussuoso ‘domicilio coniugale’. Ora la tranquillità oziosa della campagna puo’ cullare le loro notti, e forse, adesso che si sono nascoste dietro il battiscopa, l’orrore smetterà d’inseguirle. Ma non esiste alcun posto abbastanza sicuro per i topi... 
Le vittime restano tali per sempre o esiste un modo per farne dei predatori? Le due protagoniste si sentono braccate come topi, agiscono come topi, sopportano e subiscono per poi nascondersi come i piccoli roditori, finché qualcosa di inaspettato accade e minaccia la loro natura. Tutti hanno un limite, oltrepassato il quale accade l’impensabile. Andando avanti nella lettura scopriamo che non esistono personalità immutabili, nessuno è solo buono o solo cattivo, il più delle volte cambia pelle a seconda delle situazioni, così neanche Shelley è votata al destino di martire per il resto dei suoi giorni, si può nascere topi e finire per divorarli. Chi ama le storie in cui i personaggi si evolvono in maniera inattesa, dove non è tutto bianco o nero ma si sguazza nella zona grigia, avrà di che rallegrarsi. Gordon Reece dipinge una trama ad alta tensione, stilisticamente perfetta, affondando le unghie nelle pieghe più remote dell’animo umano, e scavando fino a tirarne fuori il peggio. Scrittore e illustratore di libri per l’infanzia, Reece, britannico di nascita e australiano di adozione, riesce a penetrare nella psicologia dell’adulto, forse proprio perché conosce bene i bambini, e sa quanto sia facile e inevitabile perdere l’innocenza. Del suo fiabesco immaginario popolato da animali parlanti e detective col colbacco non c’è più traccia nell’esordio letterario ‘per adulti’: Topi disegna un mondo crudele, in cui non c’è spazio per la poesia ma vige la legge del più forte, e innocui topolini possono anche uccidere.  

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