Torpedone trapiantati

Torpedone trapiantati
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La salita è molto più ripida di quello che hanno previsto. Rino, il presidente, continua ad incitare. Bisogna “solo” inerpicarsi su un sentiero acciottolato e ci sono “solo” trentadue gradi: che sarà in fondo? Nessuno ha la minima intenzione di arrendersi. Il “Gruppo di Prelevamento” spinge due carrozzine. Tutti ridono e faticano: è stata una follia inerpicarsi per quel sentiero, ma ora indietro non si torna. Arriveranno con ritardo in cima, ma… arriveranno tutti assieme. Sotto quel sole, con il caldo che toglie il fiato, Francesco per un attimo ha la consapevolezza che la cazzata del 2017 la sta compiendo proprio in quel momento: partecipare alla gita annuale dell’associazione sarda trapiantati e… portarci pure sua mamma! Francesco ha cercato di non andarci ma i suoi amici – tutti reduci da un trapianto esattamente come lui – non hanno concesso che non ci fosse. Sarebbe stato un tradimento, sarebbe stato come abbandonare un pezzo importante della sua famiglia. E poi… non sono già dieci anni che Francesco ha subito il trapianto di fegato? E esattamente quali sono le possibilità di vita dopo un trapianto del genere? Francesco ha smesso di contare i giorni. Sa esattamente che le sue aspettative di vita dopo il trapianto si stanno accorciando, ma non è stato così sfacciatamente fortunato da avere una vita bellissima dopo il trapianto? Non è ogni giorno felice di incontrate amici, colleghi e continuare a sorridere e a lavorare esattamente come avrebbe voluto?

Torpedone trapiantati, ultimo lavoro di Francesco Abate, si ricollega ai suoi due romanzi precedenti: Chiedo scusa e Mia madre e altre catastrofi. Passiamo dal racconto di come debba essere attendere un trapianto come ultima possibilità di vivere alla descrizione della vita dopo il trapianto: quella seconda possibilità che non a tutti è concessa e che rende la vita meravigliosa, che ci regala il sorriso sulle labbra e una costante voglia di godersi il tempo che ci resta che si è – quasi come fosse un miracolo – improvvisamente allungato. Francesco Abate stavolta racconta una giornata con i membri dell’associazione sarda trapiantati e nello stesso tempo racconta le ansie, le idiosincrasie, la vita di uomini e donne che hanno avuto una seconda possibilità ma sono sempre e costantemente in bilico tra la consapevolezza che il peggio sia alle loro spalle e il terrore che qualcosa possa comunque andare storto. Il ritmo della scrittura di Abate è incalzante, non conosce cedimenti stilistici né tantomeno narrativi. Tranelli, equivoci, tempi comici, lo scrittore non dà tregua al lettore e lo accompagna fino all’ultima pagina mantenendo un ritmo sempre serrato. L’autore sardo ricorda il suo amico Severino Cesari (editor e fondatore della collana Einaudi Stile Libero scomparso da pochi mesi), ne sente la mancanza ma sa che assieme hanno trascorso momenti bellissimi. Torpedone trapiantati ci farà ridere e allo stesso tempo ci metterà tristezza: ma non è tutta qui la vita, in questa alchemica alternanza di sentimenti opposti che riescono a convivere?



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