Tourbook Fabrizio De André 1975/98

Tourbook Fabrizio De André 1975/98
In un mondo, quello della musica rock, pop o cantautorale, in cui la routine album nuovo-tour promozionale è un ingranaggio inesorabile dal quale nessuno o quasi sembra salvarsi/ci, la parabola professionale ed artistica di Fabrizio De André spicca nella sua diversità: il cantautore genovese infatti - nonostante le vendite stratosferiche dei dischi che presagivano sold out ai concerti, l'affetto del pubblico e il successo di critica pressoché unanime - ha fatto soltanto 8 tour, nel 1975 (con i New Trolls), 1978 (con la Premiata Forneria Marconi), 1981, 1984, 1991, 1992, 1997 e 1998. Dietro a questa scelta c'era sì il proverbiale timore di De André nei confronti del pubblico - timore che lo accompagnato fino al suo ultimo concerto senza abbandonarlo mai - ma anche la sua allergia al ruolo di idolo e showman, il suo bisogno di non restare ingabbiato nel personaggio di cantante. Quei tour ora vengono ricostruiti uno dopo l'altro attraverso le testimonianze di chi vi ha partecipato professionalmente (musicisti, produttori, tecnici del suono o delle luci, organizzatori, proprietari di locali, fotografi), i documenti fotografici, i biglietti, i pass, i manifesti, gli appunti di De André, le scalette dei concerti, i certificati medici che ogni tanto il cantautore genovese spediva per annullare qualche data, i ricordi dei suoi familiari e amici. Si parte con il celebre primo concerto alla Bussola di Viareggio del 15 marzo 1975 (un ritaglio di giornale chiosa: "Tutto bene per De André, ha debuttato senza svenire. Tra il pubblico Villaggio, la Vanoni e Panatta alla sua prima notte nuziale) e si finisce con il concerto di Roccella Jonica del 13 agosto 1998 durante il quale De André pronunciò una battuta sarcastica "(...) ci avvertono che l'Italia ha il 12,5% di disoccupazione. Il fatto drammatico è che se non ci fossero mafia, 'ndrangheta e camorra questo 12,5 diventerebbe sicuramente il 25%. Tante volte si ride per non piangere" che suscitò una violentissima (e per molti versi pretestuosa) polemica politica...

Frugando tra le carte, gli appunti, gli articoli di giornale ritagliati che Dori Ghezzi ha messo a disposizione della Fondazione Fabrizio De André Onlus nell'ottica di creare un fondo presso l'Università di Siena, Elena Valdini - con la partecipazione di Pepi Morgia, regista di tanti concerti di Fabrizio - ha ricostruito col piglio dell'archeologa e l'entusiasmo della fan l'avventura on the road del grande cantautore genovese, che da queste pagine emozionanti vien fuori nella sua fragilissima umanità, nei suoi capricci, nelle sue insicurezze ma anche nella sua generosità, nella sua correttezza, nella sua maniacale cura per l'aspetto musicale e tecnico del suo lavoro. La veste grafica del libro (a cura di Pietro Palladino, Alessandra Leonardi, Marco Lampis e Gabriella Bocchio, tutti doverosamente da citare e applaudire) è elegantissima, sorprendente, assolutamente spettacolare: un continuo gioco di formati diversi, inserti, testi illustrazioni e foto che incastrano alla perfezione senza mai una soluzione banale, una scelta kitsch, un momento di stanca. Peccato solo per la brossura (scelta immagino presa per abbattere il prezzo di copertina), che visto anche il grande formato rende Tourbook Fabrizio De André 1975/98 un oggetto strutturalmente instabile e a continuo rischio disfacimento, da custodire con cura maniacale e sfogliare con cautela. Ma, ovviamente, ne vale la pena.

 

 

 

 
 
 
 
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