Tracce di memoria

Tracce di memoria
Peter nasce in una delle tante Makó, in quella situata in Ungheria. La sua casa è quella con dietro la falegnameria del nonno, e la sua vita sembra perfetta fino alla primavera dei suoi cinque anni, nel 1944, quando tutti dovranno indossare una stella di ferro sopra agli abiti. Peter no per fortuna, non avendo ancora sei anni: lui può uscire di casa senza. Tanti e improvvisi sono i cambiamenti che quando arriva il momento di partire, non vorrebbe affatto. “Non vogliamo partire nemmeno noi, ma non abbiamo altra scelta”, gli dice il padre promettendogli che staranno comunque insieme: è quella la prima di una lunga serie di bugie. Il treno che li porterà prima a Seghedino e poi in Austria è composto di carrozze senza sedili, nelle quali settanta-ottanta persone resteranno stipate e in piedi credendo che la loro vita stia per cambiare per sempre. Quel che quelle persone non sanno è che le liste, i campi di lavoro e Bergen Belsen saranno incubi che non dimenticheranno più… 
Peter Lantos, nonostante tutto questo orrore, da grande è diventato un neuroscienziato piuttosto noto, con particolare specializzazione nella ricerca sull’Alzheimer. Nonostante sia vissuto nei campi di concentramento, sì, gli stessi campi di lavoro dei quali tutti parlano spesso, soprattutto sul finire di gennaio di ogni anno. Eppure la storia della sua vita raccontata in questo libro non trascina con sé retorica né vendetta, ma lascia nel lettore una fotografia di quella sanguinosa fase della Seconda Guerra mondiale, appannata ma non scolorita. Traspare dalle parole dell’autore il desiderio sincero di ringraziare chi lo ha portato in salvo, piuttosto che il bisogno di dolersi dell’essersi sentito prima privato di identità e poi deportato. Lungo il racconto di Lantos perdiamo per strada un po’ le certezze, che poi però alla fine sono ricomposte come un puzzle, e quando si osservano le fotografie in appendice si finisce per cercare i volti di George Gross e di John Hankinson, affrancatori dell’anima di questo bambino, del suo corpo e della sua storia.

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