Trailer e film

Trailer e film

Glorioso esemplare di trailer narrativo è quello originale de Il disprezzo di Godard, pellicola ‒ titolo originale francese Le Mépris, del 1963 ‒ caratterizzata da una non comune fedeltà alla versione a stampa, ossia il romanzo omonimo del 1954 di Alberto Moravia, con Fritz Lang nel ruolo di Fritz Lang, Giorgia Moll nel ruolo di Francesca Vanini, Jack Palance in quello di Jerry Prokosch, un produttore cinematografico, Michel Piccoli in quello dello scrittore Paul Javal e l’irresistibile Brigitte Bardot in quello della di lui moglie. La storia, in fondo il più classico dei triangoli, nel trailer viene raccontata pezzo per pezzo, attraverso la presentazione di immagini accompagnate da didascalie lette dalle voci dei protagonisti. Si tratta di luoghi, fatti, oggetti, relazioni e sentimenti che connettono i personaggi tra di loro. Il trailer è composto, se si escludono le immagini di apertura e di chiusura, vere e proprie eccezioni rispetto alla struttura generale, da sedici segmenti che si alternano fra loro: otto riguardano informazioni sul film di carattere tecnico, e altrettanti, invece, si riferiscono direttamente alla vicenda narrata. Questi ultimi sono suddivisi, a loro volta, in quattro immagini, commentate, anche qui in modo alternato, dai succitati Brigitte Bardot e Michel Piccoli: le informazioni tecniche invece sono enunciate all’unisono dai due…

La parola “trailer”, di derivazione anglosassone, sta a rappresentare un breve filmato che sintetizza un film di prossima uscita. Spesso vengono trasmessi al cinema prima della proiezione a cui si sta per assistere. Sono di fatto degli spot pubblicitari, della durata di pochi minuti, che hanno il compito di condensare il meglio della pellicola che sarà nelle sale per far sì che il pubblico vi accorra e che il film incassi al botteghino. Insomma, una strategia di marketing vera e propria. Tant’è che infatti esistono anche dei particolari trailer, detti teaser (dall’inglese “to tease”, stuzzicare), versioni troncate di pochi secondi intervallate da dissolvenze che devono solleticare il più possibile la curiosità del potenziale spettatore. Del resto la settima arte è fascinazione… Ma sarebbe troppo semplice ridurre il fenomeno a queste caratteristiche: Martina Federico fa molto di più, dando vita a una vera e propria esegesi – con prefazione di Stefano Bartezzaghi – corredata anche da immagini, colta e significativa, critica in senso etimologico, diacronica e diatopica, oltre che linguistica e contrastiva (si mettono a confronto i trailer con i film, accorgendosi talvolta, come di certo a molti è capitato, che le impressioni che se ne ricavano possono essere anche molto diverse), ricca di esempi e citazioni, come già si vede dall’indice del volume. Si parte infatti, per dire, dalla distinzione tra trailer narrativo e antinarrativo, si analizza la storia del trailer, il concetto che ne è alla base, la struttura, la valenza del montaggio e l’importanza del ritmo. Il tutto con un linguaggio divulgativo, semplice, chiaro, preciso, adatto a specialisti e non.



 

 

 

 
 
 
 

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