Tre giorni per morire

Tre giorni per morire

Nella ricca ed esclusiva periferia di Atlanta, Abigail Campano torna a casa e trova la porta aperta, dei cocci sul pavimento e tracce di sangue. In un primo momento pensa a una effrazione, a un ladro: sta per chiamare la polizia mentre parla al telefono con suo marito. Poi, però, decide di seguire la scia di sangue e quello che gli si mostra davanti la sconvolge completamente. Il corpo di una giovane ragazza è sul pavimento, straziato e quasi irriconoscibile. Sopra di lei, un ragazzo, probabilmente l’aggressore. In un attimo ad Abigail si “spegne” il cervello. Pensa alla sua bambina. La sua bellissima Emma, che immagina martoriata e insanguinata sul pavimento, e con una furia cieca si avventa sull’uomo e senza che lo stesso possa parlare o spiegarsi lo uccide a mani nude. Solo molto dopo, con l’arrivo dei soccorsi e della polizia chiamati dal marito di Abigail, si scopre che la ragazza morta nella lussuosa casa della famiglia Campano non è affatto Emma e che il povero giovane morto a causa della padrona di casa probabilmente non è affatto un assassino e voleva solo prestare soccorso. Ma allora, cosa ci facevano due estranei nella villa dei Campano? Chi è la giovane massacrata nella stanza di loro figlia e soprattutto che fine ha fatto Emma?

“La semantica era cruciale. Una parola fuori posto poteva far passare il messaggio sbagliato. Un caso di rapimento poteva facilmente tramutarsi in un caso di omicidio”. Allacciate le cinture, lettrici e lettori, perché Tre giorni per morire di Karin Slaugther non concede tregua dalla prima all’ultima pagina e viaggia con un ritmo talmente serrato e incalzante da far impallidire qualsiasi altro thriller apparso nelle librerie la scorsa estate. La Slaugther qui è perfetta, ferocemente sublime perché sa esattamente di cosa vuole parlare e lo fa partendo da lontano, da una telefonata tra coniugi durante al quale si intuiscono e immaginano certe cose, dalla descrizione della loro lussuosa casa, dalla personalità dei Campano, dalla storia privata del detective Will Trent che finisce con il sovrapporsi e con lo scontrarsi con quella dei coprotagonisti del romanzo e dall’amore di una madre verso la propria unica figlia, così intenso e assoluto da annebbiare tutto il resto, giudizio ed educazione compresi. Tre giorni per morire è un thriller sulla società americana ma anche sulla famiglia 2.0, sulla solitudine degli adolescenti e sulle verità nascoste degli individui in generale. È una diapositiva cruda e crudele che fa deprimere lo spettatore/lettore e insieme lo travolge con una storia al cardiopalma nella quale ogni elemento e ogni dettaglio non possono essere trascurati in nessun modo perché la verità alla fine è nascosta dove nessuno, sul serio, vuole andare a guardare. Immensa dunque la Slaugther, che si conferma come la migliore giallista americana del momento perché sa scrivere, sa tenere altissima l’attenzione dei lettori e ha idee originali.



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