Tre vite

Tre vite
Un ex funzionario pubblico vive su un'isola per pensionati ricchi e annoiati, una di quelle nelle quali perfetti campi da golf si susseguono ad ancora più perfetti residence. In quell'oasi dell'ozio a pagamento, il Dr. Van Hausen passa il tempo a seguire immaginarie trame complottistiche che vedono come sicuro bersaglio gli attempati residenti e che hanno come unico fondamento la presenza sull'isola di persone con la carnagione un po' più scura degli altri. Ellie Knight-Cameron lavora come office manager in una piccola azienda assicurativa, occupandosi tra l'altro della cassetta dei suggerimenti. Quando improvvisamente i soliti consigli sul caffé della macchinetta vengono sostituiti da imprecazioni contro il sistema in cui vive, si rende conto che il suo mondo é solo apparentemente equilibrato, diviso com'é tra precarie relazioni interpersonali e un lavoro senza futuro. Kevin Lee collabora con una rivista soft-porno per cui deve scrivere un pezzo sulla droga del momento: Albertine. Una sostanza in grado di riportare a galla i ricordi, di farli rivivere pienamente, di far percepire perfino gli odori, i sapori, i dettagli dimenticati. Di ricondurre indietro, persino nei luoghi non ancora vissuti, nel futuro. Dall'11 settembre tutti a New York ne fanno uso: hanno bisogno di andare al dì là di quei morti, di perdere la memoria di quel cumulo di polvere e macerie che ancora secca le loro gole...
Tre storie immerse totalmente nella paranoia che è ormai evidente spettro e specchio della società attuale. Ci si sorprende a chiedersi se è vero che persino un colpo alla porta possa diventare ai nostri occhi uno strano codice per avvertire eventuali cospiratori della propria presenza. Tutto sembra scuro, grigio, opprimente, degno di un qualsiasi romanzo di Philip K. Dick (la cui lezione è evidente nel racconto più inquietante, "Albertine"). Bisogna riconoscere a Moody una grande capacità nell'uso della parola, che diviene in alcuni punti uno strumento per aumentare quel forte senso di claustrofobia che prende alla gola inevitabilmente anche il lettore più rilassato e distaccato. Si cerca fino all'ultima pagina una benché minima soluzione, uno straccio di possibilità, una via d'uscita che, almeno per quanto riguarda i protagonisti dei tre racconti lunghi, non sembra poter esistere. Senza dubbio un ritratto delle angosce moderne, forse non soltanto della popolazione americana, quella per intenderci post bombardamento delle Torri Gemelle e uragano Katrina. Una generazione che preferisce far sue grandi illusioni, nutrirsi di propagande di stampo apocalittico, sognare piani di distruzione di massa e mettere la propria testa sotto la sabbia per non pensare, pur di sopravvivere. James G. Ballard docet.

Leggi l'intervista a Rick Moody

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