Tre volte all'alba

Tre volte all'alba
04:12, non proprio di notte, non ancora al mattino. Nella hall di un albergo dall'eleganza “un po' appannata” un uomo decide di lasciare la stanza e andarsene, mentre una donna – indossa un abito da sera giallo e sembra le sia da poco capitato qualcosa – entra dalla porta girevole. Quando i due si vedono a lei vien voglia di chiacchierare: «Mi faccia questa cortesia, continui a parlare per un po'. Poi se ne va». Salgono in camera e Mary Jo Pearson, nuda nel letto, racconta di come una volta ha provato a ricominciare da capo; tenendosi distante, in piedi, con il manico della sua valigetta ordinaria ben stretto in una mano, Malcolm Webster non sa se uscire dalla stanza o infilarsi tra le lenzuola. Scostando le tende dalla finestra si noterebbero, parcheggiate sulla strada di fronte all'edificio, tre automobili con i fari accesi e tutto intorno i bagliori dell'alba... Mary Jo sprigiona bellezza con quel suo modo di stare sui tacchi tenendo i piedi attaccati uno all'altro, ma sta con Mike e il signor Webster lo ha capito subito che c'è qualcosa di sbagliato in quella coppia, perché è un portiere d'albergo e ha imparato a capire la gente in un attimo: gli basta solo vederla passar davanti al bancone della reception.  Il signor Webster ha anche intuito che Mary Jo non può avere più di sedici anni – anche se dice di essere maggiorenne – e che è deliziosa. Solo pochi minuti dopo i primi raggi del sole illuminano un vecchio e una ragazzina che corrono: tra le mani hanno degli asciugamani rubati e sul viso uno sguardo buffo, come di chi ha appena scoperto qualcosa... Malcolm sta cercando di dormire in una stanza squallida, ma appena chiude gli occhi rivede quel fuoco che divora la sua casa e tutto quel che c'è dentro. Forse, pensa la signora Pearson guidando nella notte verso il chiarore all'orizzonte, almeno qualcosa di buono – per una volta nella vita – oggi riesco a farlo...
Chi ha letto Mr Gwyn ricorderà che lì a un certo punto viene citato un romanzo breve, diviso in tre parti, scritto da un anglo-indiano – tale Akash Narayan –  e intitolato Tre volte all'alba: dentro a quelle pagine Jasper Gwyn aveva nascosto qualcosa di fondamentale, l'opera che “qualsiasi pittore prima o poi prova a fare”. Era un romanzo d'invenzione che non si poteva leggere: Baricco lo evocava soltanto, senza trascriverne nemmeno una parola (tranne la dedica “a Caterina de' Medici e al maestro di Camden Town”) e al lettore non restava che immaginare. Ora, invece, solo pochi mesi dopo l'uscita di Mr Gwyn, Tre volte all'alba è diventato realtà: è un volumetto di meno di cento pagine che può essere considerato sia come il sequel di Mr Gwyn (e nella parte “Uno” s'impareranno nuove cose su Jasper), sia come un testo indipendente, pulsante di vita propria. È un trittico di carta e inchiostro nel quale, sullo sfondo di una hall di un albergo, s'incontrano per tre volte due personaggi – Mary Jo Pearson e Malcolm Webster, ma “ogni volta è l'unica, e la prima, e l'ultima”, come scrive l'autore stesso nella premessa. Nel primo racconto entrambi hanno circa quarant'anni, nel secondo lei è un'adolescente e lui ha oltrepassato i sessanta, nel terzo Malcolm ha tredici anni e Mary Jo cinquantasei. È il caso a volere che s'imbattano l'uno nell'altra e non sono amanti – o almeno non lo sono nel senso più comune del termine, ma il loro trovarsi è sempre fatale: tanto da cambiare la vita dell'uno o dell'altra, o forse di entrambi. Nonostante tutto questo possa apparire come un complicato incastro di scatole cinesi, Tre volte all'alba si legge senza fatica e con gusto: dialoghi veloci e immediati costituiscono la maggior parte del libro e i dettagli sulla vita dei personaggi si rivelano a poco a poco, quasi come in un gioco, una specie di puzzle in cui, tassello dopo tassello, si arriva a un'immagine finale. Non è detto però che l'immagine sia quella definitiva, potrebbe anche darsi che in futuro Baricco aggiunga nuovi pezzetti di storie per scombinare le impressioni dei lettori e formarne di nuove. Staremo a vedere...

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