Treni pendolari

Treni pendolari
Cos'ha in comune la signora con il tailleur giallo che distrattamente sta leggendo Vogue sul treno con il quale anche tu stai per raggiungere la tua meta con quell'anziano controllore dal colletto sdrucito, che con tono fermo ripete «Biglietti»? A cosa potrebbe somigliare la metafora di un treno pendolari? Probabilmente a tante storie compartimentate. Come quella di un uomo a passeggio per Parigi, mentre sulla spianata del Peyrou qualcuno fa Tai-chi. Quell'uomo, seduto su una panchina dell'Esplanade, osserva tutt'intorno una moltitudine di giornali aperti dai quali spuntano miriadi di gambe di lettori coinvolti dall'attualità. Oppure la meravigliosa chimica tra Dieter e Paula, amanti da tempo, i quali scoprono di essere nati lo stesso giorno seppur in anni diversi. E ancora, in un'afosa domenica di luglio, il Midi Libre esaurito in un'edicola del centro, e intanto, nei mesi successivi, la morsa del gelo lascia presagire l'arrivo della Primavera: così le giornate s'allungano e aiutano a bighellonare in salotto mentre la moglie è in montagna. E ancora Silvye Désart ritrovata per caso al Caffè dei Platani o ancora un panino uovo-e-lattuga consumato distrattamente al buffet de la gare. Chi è la signorina Kapi? Sono davvero i silenzi a dominare le distratte comparse? Chissà…
Come ricorda Laforgue «Parigi che del pargolo più buono/ della Natura, fa un lessico sdrucito,/ tutto scancellature» e, per necessità, con una simile ambientazione, la letteratura di Morleschi non può che essere una letteratura quasi molecolare, composta da innumerevoli assaggi. I pensieri coinvolti in ciascun racconto son tenuti assieme unicamente da Parigi e dallo stile originale dell'autore. Difficile è per il lettore comprendere qual sia il reale e quale l'immaginario. Da un piccolo dettaglio, da una scheggia psicologica di un personaggio, si passa dal sapore dolce di un frutto particolare a un certo odore, fino a dimenticarsi le sensazioni e ritrovarsi in un onirico compito e senza troppe pretese. Tante molecole affastellate in un arlecchino narrativo posato per lettori in cerca, finalmente, di cose genuine: perché se per il cibo esiste la filosofia di slow food, Morleschi potrebbe essere annoverato tra la filosofia della letteratura slow book.

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