Trilogia sporca dell'Avana

Trilogia sporca dell'Avana
Una volta che entri nell'ottica di non prendere più nulla sul serio è fatta. Passi le giornate ad ascoltare jazz, leggere poesie, bere tè la mattina e rum con ghiaccio al tramonto, cagare, contemplare il panorama fuori della finestra che cambia repentinamente luce – un attimo c'è il sole e l'attimo dopo arriva un tifone tropicale - come solo ai Caraibi, forse solo a Cuba può succedere. Vai a trovare vecchie amiche come Margarita, come Caridad, come Hayda, come Rita Cassia, come Miriam: a leccare il loro sudore, a scoparle davanti e di dietro, senza curarti della pulizia perché “il sesso non è adatto ai perfettini. Il sesso è scambio di liquidi, fluidi, saliva, alito e odori forti, urina, sperma, merda, sudore, microbi, batteri. O non è sesso. Se si limita alla tenerezza e alla spiritualità eterea, resta una parodia sterile di ciò che sarebbe potuto essere. Niente”. E se tua moglie se ne va negli Usa puoi sempre andare alla bisca (per poi incazzarti puntualmente perché perdi), farti in bici tutto il Malecón per consultare una vecchia santera, oppure finire a casa di un tuo amico reporter che ora campa scattando foto per un catalogo di puttane a farti una canna pensando a ciò che poteva essere e a ciò che potrebbe essere. Ma non prendi nulla, davvero nulla sul serio: non la fame, non la povertà, non la censura, non l'infelicità. Nulla. E se anche il vento si porta via un po' del tetto di casa tua, pazienza. Niente importa...
Dopo la pubblicazione parziale del 1998 arriva finalmente in versione integrale Trilogia sporca dell'Avana, cioè la raccolta delle tre antologie di racconti autobiografici (Ancorato alla terra di nessuno, Senza niente da fare e Sapore di me) che il grande scrittore cubano Pedro Juan Gutiérrez ha voluto dedicare al suo decennius horribilis, quegli anni '90 in cui ha perso il lavoro da giornalista, ha visto il suo matrimonio andare in malora e ha dovuto imparare a vivere di espedienti. Una raffica di storie maledette e languide, eccitanti e raggelanti, disperate e divertenti: una galleria di ritratti che ci dicono sulla Cuba del Período especial più di quanto possano fare dieci saggi storici. Non è la denuncia sociale però che interessa Gutiérrez – del resto non è uno scrittore dissidente, solo disincantato, i suoi libri hanno avuto problemi di censura non a causa della politica ma dell'erotismo sparso a piene mani e del degrado così poco “rivoluzionario” secondo il regime castrista – e quindi il tono è sempre indulgente, compiaciuto. Il Bukowski dei Caraibi, cinico e gigione, racconta storie di alcol, sesso e povertà: e non smette mai di sorridere mentre lo fa.

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