Trittico

Trittico

Kalahari, ovvero distesa salina e arroventata dall’implacabile fucina del sole africano. Terra assetata e riarsa che solo per poche settimane all’anno trova requie grazie al benefico manifestarsi di abbondanti precipitazioni piovose. Tali da trasformare lo scenario spettrale e sfiancato del suolo in una rigogliosa fuga di fiumi e di stagni capaci di rigenerare la vegetazione circostante, di richiamare la presenza di mandrie di erbivori, di consentire la schiusa di uova deposte da lungo tempo e la nascita di nuova fauna. Ma solo una parte dei pulcini e dei cuccioli riuscirà a garantire la sopravvivenza della specie. I più non troveranno scampo agli agguati dei predatori e alle fatiche delle migrazioni, vittime di un olocausto animale che esprime tutta l’incomprensibile insensatezza del vivere. Siamo in Africa, continente che una cannoniera bombarda assurdamente nel silenzio coloniale di un cuore di tenebra, la cui conformazione riprodotta sulle carte geografiche richiama alla mente la sagoma di una grande ala spezzata come già nel quarto atto dello Zio Vanja. Una vasta porzione di mondo dove sotto i vessilli sbiaditi delle conquiste occidentali giacciono spettri stratificati di antiche civiltà che attendono di tornare alla luce sotto il prodigioso influsso di una nuova stagione storica delle piogge. Come avvenne nell’Europa dell’Est all’indomani della caduta del muro di Berlino…

Divertissement creativo, rivendicazione di uno spazio letterario altro rispetto al canone e alla prevedibilità collaudata, riflessione intima sull’inghermibile mistero della nostra esistenza: chi può dirlo? Questa raccolta di tre brevi scritti di Hans Tuzzi – nom de plume di Adriano Bon, noto al pubblico dei lettori in virtù di alcuni saggi dedicati alla storia del libro e di una fortunata serie di romanzi noir che hanno per protagonista il commissario Melis – probabilmente era nata solo dalla necessità di uscire dalla chiusura di un pensiero controllato. Poi però, come accade con tutte le opere felici, l’autore milanese deve essere stato investito da quella fantasia che riesce a scompaginare le identità delle persone controllate e a renderle in fondo più varie e più autentiche. Così il libro è divenuto un oggetto difficilmente catalogabile, ma capace di raggiungere un equilibrio disarmonico pressoché perfetto. Inanellando pagine allo stesso tempo immaginifiche ed evocative, intense per qualità intellettuale e respiro di umanità, Tuzzi ibrida la propria vena narrativa con l’uso sapiente di un linguaggio letterario che sembra alimentarsi persino delle tante comprensibili perplessità. Quelle che crescono lungo l’esplorazione tra gli spazi dilatati e allucinati dell’insensatezza del nostro vivere.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER