Tu che te ne andrai ovunque

Tu che te ne andrai ovunque
Eva, mediocre violinista, in attesa di andare a suonare a un matrimonio, si sforza di imparare tutti i novantanove nomi di Allah e intanto scrive una lunga lettera all’uomo che ama. Nicola, professore al liceo classico, brucia davanti a una classe attonita alcune delle pietre miliari della storia della letteratura italiana. Argo, prima di indossare il completo d’ordinanza da venditore di DVD porta a porta, mentre sostituisce il parroco che si intrattiene con l’amante vede entrare in chiesa un uomo, accompagnato da una ragazzina, che di punto in bianco estrae una pistola e si spara alla testa. Tre vite, quelle di Eva, Nicola e Argo, intrecciate e indissolubili che, in una giornata di maggio, afosa e soffocante, a Milano, in bilico tra il tentativo di rischiarare il passato e il desiderio di illuminare il futuro, cambieranno – forse – per sempre...
Seguendo gli spostamenti, talvolta quasi veri e propri pellegrinaggi, di Nicola, con la piccola Ari al seguito, di Argo e – in misura minore – di Eva in una Milano proteiforme, se ne scoprono il vissuto e le ferite – molte delle quali ancora aperte e sanguinanti. Del resto, è di ferite che parla Tu che te ne andrai ovunque: di bugie e tradimenti, di assenze e nostalgia. E, soprattutto, di padri, “perché tutti hanno avuto un padre”: che sia un medico che ha abbandonato la famiglia ed è morto lontano, in Africa, mentre faceva sesso con l’amante, che sia un estremista islamico che costringe la figlia dodicenne a vagare per la città con uno zaino contenente un ordigno che esploderà, insieme a lei e tanti altri, dentro la metropolitana, che sia un giovane che ha assistito al parto della propria compagna e che già sa che la piccola, appena venuta al mondo, presto se ne andrà – altrove, ovunque. Nonostante lo stile sia forse ancora un pizzico acerbo e la scrittura troppo incline a lasciarsi permeare da certi cliché, il romanzo d’esordio della giovane Ilaria Rossetti scorre rapido, con un ritmo incalzante, a tratti quasi cinematografico: i fatti si susseguono, spesso si intersecano e si accavallano senza però mai aggrovigliarsi.

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