Tua per sempre

Tua per sempre
Prima di iniziare a leggere quest'autobiografia andatevi a vedere qualche clip della de Palma su You Tube. Così, per rifarvi un po' la memoria. Vedrete una signora che canta con una voce garbata, senza urlare, quasi in punta di piedi. Un'italiana che negli anni cinquanta canta jazz. Insolito, no? Lei è stata – scopro anch'io con un ritardo di più di dieci lustri - una delle voci più rappresentative della musica italiana, sia essa declinata nella melodia della canzone romantica, nel jazz o nella canzone francese importata nel Bel Paese, in anni in cui il revival d'oltralpe non andava di moda. Il top della sua carriera lo tocca negli anni Sessanta, quando sbanca con la canzone Tua, proposta al festival di San Remo nel 1959. Ovviamente non vince il festival (arriverà solo quarta), ma sarà acclamata dal pubblico: un po' come succede anche oggi, la storia non cambia. Premiata dalla vendite (ben centomila le copie del singolo), viene ben presto eclissata da una critica miope per un presunto rapporto scandaloso insinuato dal testo della canzone. La RAI costituirà addirittura una commissione per decidere se escludere a tempo indeterminato  il singolo dalle trasmissioni radiotelevisive. Le critiche aggiuntive dell'Osservatore Romano e di Radio Vaticana non la fanno comunque rinunciare all'amore per il bel canto e per la strada: sempre propensa alle novità e alle sfide, sarà una delle prime voci femminili italiane ad essere riconosciuta in Spagna, Egitto, Francia, Brasile e Argentina...
Un'autobiografia scritta con uno stile semplice, voluta dalla figlia e dal marito, ci rivela le vicissitudini di una vita votata alla musica senza gli eccessi delle pop star di oggi (e forse anche di ieri). Prendendo spunto dai suoi numerosi diari, la splendida interprete, in questo volume corposo ci parla non solo di se stessa e del suo mondo, ma svela pure un pezzo di storia della musica e della cultura dello spettacolo italiano. Tra i tanti personaggi con cui ha avuto a che fare troviamo infatti Mogol, Pippo Baudo, Claudio Villa, Teddy Reno, Enrico Maria Salerno e molti altri protagonisti dell'avanspettacolo che dagli anni Cinquanta ai Settanta ha risollevato l'Italia dal periodo post bellico. Partendo proprio dai ricordi della Seconda Guerra Mondiale, la de Palma ci guida in un viaggio musicale attraverso lo stivale, i riti di un'epoca che è ormai lontana, ma che ci segna ancora oggi. Nell'introduzione del critico musicale Enzo Giannelli si legge: “se l'industria discografica italiana fosse stata un po' meno pigra e un poco più curiosa e lungimirante, se la RAI fosse stata un po' meno codina e un poco più illuminata, una cantate come Jula de Palma avrebbe avuto ben altri destini”. In queste quasi cinquecento pagine è un piacere scoprire il perché di questa piccola grande voce, che ha preferito autoesiliarsi in Canada, quando l'Italia ormai l'aveva snobbata.

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