Tumulto

Tumulto

È il 1963. La Guerra fredda condiziona la politica mondiale e i rapporti internazionali sono critici a ogni livello, tranne per la cultura. Giancarlo Vigorelli, editore anticonformista, organizza a Leningrado un incontro tra scrittori e intellettuali di vari paesi e i membri del Gruppo 47 – movimento culturale nato a Monaco nel 1947 che vuole scrollarsi di dosso gli strascichi della repressione nazista e dare nuova vita alla cultura tedesca – sono presenti. Approdare in Russia implica l’incontro scontro con un mondo rigido e sospettoso: il tentato acquisto di una cartina stradale è visto negativamente e coloro che accompagnano gli ospiti sono sia guide che osservatori, pronti a segnalare ogni mancanza. Si sfrutta ogni momento per visitare la città e sfuggire al controllo, approfittando persino dell’invito di Nikita Chruščëv “voce uniforme, vocabolario limitato, sintassi minima”. Durante la visita successiva la situazione politica non è mutata, ma a rendere interessante la permanenza è la possibilità di un viaggio in Siberia della durata di un mese, a spese del governo. Mentre in Germania moti rivoluzionari impazzano e spiccano i ribelli della Kommune 1: “un gruppo di artisti falliti”, si presenta l’occasione di andare a Cuba. L’incontro con Castro è deludente, i progetti di grandezza del dittatore mera propaganda: dalla tentata coltivazione di caffè in terreni fangosi, alla produzione di zucchero per cui vengono chiuse scuole e uffici così da costringere la popolazione a prestazioni “volontarie”. A dare il colpo emotivo più doloroso però sono i campi lager - chiamati UMAP - in cui vengono segregati gli omosessuali e costretti ai lavori forzati…

Un percorso tumultuoso, quello affrontato da Hans Magnus Enzensberger in questa raccolta di scritti da lui faticosamente messi in ordine e completati dopo anni di oblio. La prima parte dedicata alle esperienze russe, sconvolgenti sotto ogni aspetto, come l’avere determinato la fine del suo matrimonio a causa di una relazione che definisce “il mio romanzo russo” con la giovane Marija Aleksandrovna Aliger, brillante studentessa affetta da problemi psichiatrici con cui porterà avanti un rapporto feroce, discontinuo e deleterio per entrambi. La seconda parte del saggio, attraverso un colloquio a tu per tu con se stesso, come una sorta di intervista, rievoca il periodo vissuto a Cuba: “Anche la persona che ho incontrato tra le carte ritrovate nella mia cantina mi era estranea. Quell’io era un altro. Vedevo solo una possibilità di avvicinarmi a lui: il dialogo con un sosia che ai miei occhi era una sorta di fratello più giovane, del quale mi ero dimenticato per molto tempo”. Tra citazioni letterarie e analisi politica, Enzensberger descrive sia il proprio tumulto, umano e intellettuale, che quello dei tempi e paesi in cui è vissuto, quando il mondo intero scalpitava per ritrovare l’equilibrio perduto in seguito alla seconda guerra mondiale. La guerra in Vietnam, l’esaltazione verso Mao Zedong, l’illusione di una libertà incompleta, lo sconforto per il caso di Heberto Padilla. Le poesie composte a seguito delle emozioni provate durante queste esperienze arricchiscono il testo che si conclude con una raccolta di appunti sui più svariati argomenti.

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