Tutta la vita

Tutta la vita
È un rumore incessante quello che fa l’acqua dell’oceano solcato dalla nave, sul ponte fa freddo e, dopo innumerevoli giorni di navigazione, Alcina è stanca e impaziente. È il 1948, ha trentatré anni, un passato da partigiana, il ricordo della morte dei suoi cari inchiodato al cuore e il peso della guerra aggrovigliato nella mente; è partita dall’Umbria alla volta dell’Argentina per sposare Spaltero, unico amore della sua vita, di undici anni più giovane, anch’egli umbro e fautore della Resistenza. Alcina sta affrontando la traversata dell’Atlantico con il cuore in gola, è assalita dalla memoria del passato, ma anche dall’emozione per il suo prossimo futuro; con sé non ha nulla se non la lettera con cui Spaltero le ha chiesto di raggiungerlo; il suo unico compagno di viaggio è un cane, Vinciguerra. Sbarca in Argentina in un giorno qualunque, quando il sole è ancora alto; ad accoglierla c’è Spaltero e ad Alcina basta guardarlo negli occhi per riconoscere in lui un amore immenso e per sentire che partendo ha fatto la scelta giusta. Si sposano due settimane più tardi e la nuova vita della giovane partigiana ha inizio. Ma in un primo momento non è facile guardare al futuro con tranquillità: Alcina è innamorata, ma quanto più questo amore le dona piacere tanto più fa aumentare il suo senso di colpa per essere sopravvissuta ai suoi cari. È inseguita dal ricordo straziante e malinconico dei suoi genitori e di suo fratello, ha nostalgia per la sua terra e si sente in colpa perché è felice infatti per lei esserlo è come tradire i suoi morti, è come voltar loro le spalle. Con il passare degli anni però, l’amore di Spaltero, l’amicizia fraterna costruita con Toni (un cugino di lui) e la nascita di sua figlia Buena riescono a lenire i suoi tormenti, Alcina si fa più serena e la malinconia diventa meno invadente. Ma questo stato di cose non è destinato a durare: sono gli anni settanta, l’Argentina viene stritolata nella morsa della dittatura militare e giorni tremendi attendono Alcina e la sua famiglia…
Era il 1997 quando Romana Petri ci presentò la protagonista di un suo nuovo romanzo, si chiamava Alcina e regnava, da paladina della Resistenza, tra le pagine di Alle Case Venie (libro finalista al Premio Strega 1998); sono passati quattordici anni e, come fosse una vecchia amica, Alcina è tornata a trovarci e ci ha reso nuovamente partecipi della sua vita o meglio, di Tutta la vita. Oggi come allora Alcina è una donna fiera, a tratti brusca e costantemente in lotta con i propri fantasmi ma, a differenza di ieri, è più matura, ha conosciuto la passione dell’amore, il mondo meraviglioso della maternità ed è pronta a battersi, con spirito rinnovato, per la sopravvivenza della propria famiglia. Una penna preziosa la Petri, una scrittrice dall’inchiostro attraente, un’autrice che in questa sua nuova opera ha saputo maritare egregiamente passato e presente, sviluppando la vita dei protagonisti di ieri e quella dei protagonisti di oggi in una continuità complessa, ma chiara. Il ricordo della guerra, l’emigrazione, la nostalgia per la patria, l’amicizia, l’inossidabilità dell’unione amorosa di Spaltaro e Alcina, l’amore genitoriale, l’avvento della dittatura, la morte e la fiducia nel futuro sono i nuovi ‘protagonisti’, quelli di oggi, ‘elementi’ che la Petri ha prima composto e poi sviscerato con somma cura, con un’attenzione tutta rivolta all’umano sentire, un lavoro al dettaglio in cui la Nostra ha rappresentato con piena grazia i sentimenti, con esplicita crudezza la brutalità del regime dittatoriale e con positiva speranza l’avvenire. A voler fare un gioco potremmo dire che se Tutta la vita fosse un odore sarebbe quello del bucato lavato con il sapone fatto in casa perché il profumo penetrante e naturale che esso emana si avvicina al carattere incisivo e viscerale della nostra Alcina; se fosse un sapore sarebbe il dolce miscelato all’amaro, mistura che ben rappresenta le gioie e le sofferenze che intessono le vite qui raccontate; se fosse un suono sarebbe il frinire dei grilli il cui verso culla la memoria malinconica di Alcina e la riporta nella tanto amata terra umbra; infine, se fosse un colore sarebbe il verde unito al rosso perché insieme testimoniano la speranza nell’amore che molto ha animato l’agire dei protagonisti. Pagine bellissime che sanno avvicinarsi alle corde più intime dell’animo.

 

 

 
 
 
 
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