Tutti i figli della serva

Tutti i figli della serva
Marta vive in un palazzo che è un alveare, tra clacson, sirene e canzoni arabe. Una mattina come un’altra, con la faccia gonfia e i capelli annodati, Marta apre il giornale e scopre che il Buso è morto. Il Buso era un galoppino della mafia del Brenta, trovato incaprettato con un colpo di pistola in bocca. A Marta però stava simpatico, non come quegli altri che hanno arrestato nell’operazione “Pandalus”: il Zingaro, il Conte, Beppi e René. Marta li conosce tutti, è (o meglio, era) la loro segretaria: li aiutava a gestire un traffico di pesce di contrabbando. Adesso però le cose si fanno serie, e pensare che lei era una signora della Padova “bene”, la rispettata moglie del dott. Fabrizi, prima di finire in quel brutto giro…

Tutti i figli della serva è un romanzo che dipinge un’Italia affamata e con pochi scrupoli, fatta di uomini di mezza età ossessionati dei soldi facili, delle ragazzine dell’est e della droga. Ci sono architetti, avvocati, colonnelli, senatori… un mondo di corruzione altoborghese che si appoggia su quello dei più disperati stranieri. La trama è ben costruita: ci spostiamo avanti e indietro per scoprire come ha fatto Marta a finire dentro questo giro, e soprattutto come farà ad uscirne. L’unica pecca del romanzo è quella di calcare la mano, dipingendo una malavita sempre eccessiva e sopra le righe a partire dal linguaggio, con il risultato di risultare non sempre credibile. Nonostante questo, Tutti i figli della serva è un buon noir che si legge volentieri.

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