Tutti i racconti

Tutti i racconti
La vita, si sa e si dice, va a periodi, a cicli. A un periodo buono ne segue inevitabilmente uno meno buono: sono i cosiddetti periodi no. Per Roy, quello negativo comincia proprio con la telefonata di Jimmy, amico scapestrato, tossico, alcolizzato. Non sarebbe il momento migliore per andarlo a trovare. Clara aspetta un bambino, Munday lo chiamerà a minuti per dirgli che i soldi per il film ci sono, che tutto sta andando a gonfie vele verso un successo ormai alle porte. Perciò, negarsi a Jimmy che chiede aiuto sarebbe la cosa giusta da fare, senza pensarci due volte. Invece, che strano, Roy non può farlo, il bisogno e la voglia di andarci è più forte di lui. Esce, va a casa dell’amico che se ne sta steso a terra, strafatto e finito, sotto ai piedi di due creditori furiosi; Quando un figlio ordinato e diligente, studioso e promettente, cambia radicalmente umore e stile di vita, qualunque buon padre di famiglia che si definisca tale comincia a preoccuparsi sul serio. Entra di nascosto in camera, spia atteggiamenti, movimenti e amicizie. Non è normale, pensa dunque il padre di Ali. Non è normale che mio figlio dia via tutti i suoi videogiochi, i suoi libri, svuoti la sua camera e si faccia crescere la barba e che preghi cinque volte al giorno. Alì è diventato un fanatico, questo è quello che è veramente successo; La voglia di scrivere segna la vita di Marcia come una cicatrice, un bisogno impellente, una necessità. Ha scritto e spedito ovunque e quel che aveva spedito è sempre ritornato al mittente. Fino a quando la famosa scrittrice Aurelia Broughton non le fa recapitare un biglietto, un primo segno che i suoi racconti hanno un significato, un buon significato per chi di scrittura se ne intende. Quel che ho, pensa Marcia, non è abbastanza. Non è quello di cui ho veramente bisogno. Il fatto è che non le basta il fidanzato Sandor, non le basta più la compagnia di suo figlio e non le basta nemmeno sua madre. C’è, nel suo mondo attuale, un senso di vecchio, di già usato. Vivere così, in sostanza, è come succhiare un nocciolo. Quel che si fa è rosicchiare un oggetto già usato. La scrittura, il biglietto di Aurelia, sono il segno di una nuova luce in vecchi orizzonti; La sua professione consisteva nel riprendere cerimonie nuziali. Questo era il suo mestiere. Da quando c’è la guerra viene costretto a filmare decapitazioni. Con un piccolo rimborso per il disturbo, certo, ma non ci sono alternative: o dietro la telecamera o davanti. Quindi deve scegliere. E i suoi colleghi, forse per non morire di paura, propongono di cambiare il biglietto da visita. Matrimoni e Decapitazioni. Perché no, potrebbe funzionare…
Quanto sia difficile scrivere un racconto e quanta soddisfazione dia crearne uno che funzioni davvero, che racconti come un libro, che sintetizzi anziché espandere, che imploda anziché esplodere, e quanto possa un racconto somigliare a una canzone, meravigliosa e dirompente nella sua intensità compressa ce lo dice e ce lo dimostra Hanif Kureishi. La sua scrittura è forte e piena di tensione. Il senso del racconto sta in una frase che arriva all’improvviso, quando non te l’aspetti, ma sai che, una volta letta, quello era il suo posto. Sebbene alcune tematiche tornino frequenti (il mondo del cinema, le separazioni, le grandi bevute e il sesso) ogni racconto mantiene una distanza dagli altri così chiara e netta da fare quasi impressione. In questo scrigno la Bompiani raduna racconti già uniti in precedenza da altre quattro raccolte. Quattro titoli riuniti sotto l’unica bandiera dell’unico tomo, che tiene incollati gli occhi del lettore fino all’ultima parola dell’ultima riga dell’ultimo racconto. Poi, la voglia di leggere un suo libro diventa quasi troppo pressante, ma questo volume è davvero un buon punto di partenza. 

 

 

 

 
 
 
 
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