Tutti i santi giorni

Sveglia. Aperti gli occhi e arrivati in cucina, la televisione ci accoglie con notizie di cronaca che rollano in sequenza e riproposizioni catodiche delle “prime” sulla stampa. Eppure c’è un modo diverso e giocoso per iniziare la giornata, basta aprire la rubrica Amaca per scoprire che il brunch che fa tanto chic a base di sciroppo d’acero - checché se ne dica - difficilmente attecchirà in Italia, meglio tenersi stretta la lasagna allora! Oppure possiamo trovare il modo per sdrammatizzare le numerose catastrofi animali e le interminabili febbri, pestilenze e virus apocalittici tanto amati dall'industria farmaceutica e - guarda caso - sempre più spesso all'interno dei servizi di informazioni, oliati - per l'appunto - da inserzionisti pubblicitari delle stesse corporazione farmaceutiche. E come commentare tutto quello spargimento di tette rigonfie, accompagnate da quei bellissimi e succosi e appetitosi e danzanti culi che immancabilmente trapassano lo schermo per venirci incontro e soccorrerci? Per fortuna la giornata è ancora lunga e, prima che venga sera, avremo affrontato papi scandalizzati da Harry Potter, cacciatori di felini, sondaggi e dati auditel, Tg noir e cadaveri in diretta, terrorismo e globalizzazione, politica e integrazione e molto altro ancora…

Tutti i santi giorni è la raccolta di una cinquantina di pezzi che Michele Serra ha battuto negli anni - si va dal 1998 al 2005 - per le colonne del quotidiano “la Repubblica”. Sapientemente rieditati e rivisti, gli articoli escono dalle pagine del giornale per rientrare in quelle del volume edito da Feltrinelli. Disposti cronologicamente in modo da accompagnare la nostra giornata - iniziando dalla sveglia sino alla buonanotte, con un augurio per il domani - questa serie di spunti ha l’intento di brutalizzati i luoghi comuni dell’informazione e - sbrigato in fretta il compito di sottolineare il rincoglionimento italiano da qualche decennio a questa parte - il libro di Serra funziona come un impareggiabile breviario di opinione che, con sagace ironia e amore per lo sberleffo, riesce a sdrammatizzare un’attualità per altri versi disarmante.



 

 

 
 
 
 

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