Tutti primi sul traguardo del mio cuore

Correva l’anno 1984, una maestra stava spiegando ad una classe di bambini semiaddormentati il Po e i suoi affluenti. Tra loro, il piccolo Fabio Genovesi. All’improvviso, senza neppure bussare, fa un ingresso inatteso in classe lo zio di Fabio, Aldo, che prende il bambino per un braccio, lo trascina fuori della classe sotto lo sguardo incredulo di compagni e insegnante e lo porta di peso a vedere il passaggio del Giro d’Italia. Da quel giorno Fabio promise a se stesso e allo zio che “da Grande avrebbe fatto il Giro”. Ed eccolo lì, a ‘qualche’ anno di distanza, pronto a seguire tutte le tappe  del 2013 come inviato del Corriere della Sera e a far fede a una promessa fatta a se stesso e a chi non c’è più fisicamente, ma a cui ‘parla’ come se il dialogo non si fosse mai interrotto. Tutto è nuovo ed emozionante per Fabio, tanto che già preparare una valigia per star fuori diverse settimane passando dal caldo al freddo, dal Sud al Nord, dal mare alle montagne non è affatto cosa semplice. Ecco la presentazione delle squadre a Napoli, un atleta cinese al giro e l’inizio di una peregrinazione di hotel in hotel in compagnia dell’autista (ma solo per poche ore, dopodiché diventerà amico e compagno di viaggio) Enzo, con il quale dividerà una delle esperienze più desiderate della sua vita. Da Napoli ad Ischia, da Sorrento a Marina di Ascea, da Cosenza a Matera passando per San Sepolcro, Treviso, Vajont, Busseto, Ivrea, Caravaggio, Ponte di Legno fino alle Tre Cime di Lavaredo, e infine Brescia…
Un diario di viaggio, un romanzo on the road, una guida d’Italia non convenzionale, una “narrocronaca di costume”, tanto per voler coniare un neologismo, per questo delizioso libro di Fabio Genovesi che dovendo seguire il Giro d’Italia come inviato ci regala un libro delizioso, appassionante ed appassionato scritto con la gioia e la sorpresa di chi ama ciò che vive e che vede. Impariamo così a conoscere strada facendo - e qui è proprio il caso di dirlo - i favoriti della corsa, le sorprese, lo spirito che anima una competizione che è nel cuore degli italiani anche se spesso e con rammarico viene considerato uno sport minore. Ma apprendiamo anche che il Giro non è solo fatica, tappe, squadre, atleti di talento, ma anche una carovana colorata che li segue e che dà vita ad un “non luogo itinerante” dove l’atmosfera che si respira e la vita che si anima non assomiglia a quella che si incontra in nessun altro posto. Incontriamo personaggi da commedia, luoghi fermi nel tempo, prodotti tipici che più tipici non si può e una variegata umanità di cui il nostro Paese è ricca e che grazie al Giro diventa patrimonio di tutti.

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