Tutto è possibile

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Amgash, Illinois. Tommy Gullpuit se la ricorda bene Lucy Barton. È stato bidello per trent’anni nella scuola del paese, dopo che il caseificio di cui era proprietario era andato a fuoco. Ha imparato a conoscere tutto dei ragazzi che vedeva quotidianamente: miserie, segreti, paure e difetti. Di Lucy lo avevano sempre turbato i suoi silenzi e la sua malinconia, che nascondevano una famiglia difficile alle spalle e tanta povertà. Ora Lucy vive a New York ed è diventata una scrittrice di successo. Fa effetto ‒ a Tommy e a tanti altri ‒ vedere che dalla provincia più profonda ci sia chi emerge e riesce a diventare qualcuno. Quel volume, il suo ultimo lavoro, in primo piano nella vetrina dell’unica libreria del paese, colpisce e resta impresso. Provoca sensazioni contrastanti, nei tanti che hanno conosciuto Lucy e l’hanno vista andare via. Una strana dolcezza è quella che pervade Patty Nicely leggendolo. “Nicely” di nome e di fatto, tanto docile e garbato è il suo carattere, Patty lavora come tutor psicologico nel liceo. Suo marito Sebastian se n’è andato da poco, lasciandola senza figli e esposta alle intemperie di un mondo troppo aspro e crudele per lei… Pete è fratello di Lucy, non la vede da anni, decenni anzi. Quando lei lo chiama e le annuncia la sua visita pensa che sia meglio sistemare un po’ casa. La polvere spunta dappertutto, a tratti si vergogna. Compra un tappeto nuovo per cercare di fare una buona impressione. Nel contempo però è felice di rivederla, è emozionato. Non vale la stessa cosa per l’altra sorella, quella più grande, Vicky, ingrassata e incattivita con il mondo. Lei accoglie Lucy riversandole addosso tutto il suo rancore per essere sparita. Ma Pete scorge un filo di rossetto sulle sue labbra quasi un tratto di umanità, di affetto, in mezzo a tutta quell’ondata di livore... Abel Blaine invece di Lucy è cugino. Si sono persi per le strade delle loro vite, è lui a ritrovarla, anche solo per un attimo, mentre firma copie del suo libro dopo una presentazione. Abel è anziano, ha lavorato per una ditta di condizionatori, è benestante. Dopo uno spettacolo teatrale con la famiglia, si accorge che la nipotina ha dimenticato uno dei suoi pupazzi preferiti; decide di tornare a prenderglielo ma non sa che ad attenderlo c’è un regista un po’ svitato con cui però trova tante cose in comune…

Nella sua ultima fatica la narratrice americana Elizabeth Strout riprende il personaggio di Lucy Barton, protagonista del suo libro precedente, Mi chiamo Lucy Barton,e lo fa diventare anello di congiunzione di una serie di storie ambientate a partire dalla provincia americana. Racconti che si collegano tra loro, con personaggi che spuntano qua e là in una costante concatenazione. È la stessa operazione che fece con Olive Kitteridge, l’opera che la consacrò e determinò forse più di tutte il suo successo. Qui la replica forse non con altrettanta efficacia ma sicuramente mettendo in mostra quella che è una sua grande abilità: costruire storie, metterle in relazione tra loro, raccontare persone comuni, terribilmente reali, tratteggiare con profondità e rispetto la loro psicologia e la loro intimità. Ancora una volta vera protagonista è la provincia americana, dove vive un’umanità complessa, composita. “Ritengo che il mio interesse per la provincia statunitense dipenda soprattutto dall’illusione che coltivano le persone di una piccola città di conoscersi reciprocamente. Non è così, e lo adoro. Camminando lungo la strada principale di una cittadina le stesse persone si salutano da trent’anni senza sapere nulla dell’altro”, ha detto la Strout in un’intervista a “Il Messaggero”. E così infatti ci pensa lei a scardinare pregiudizi e vecchie credenze, a far scoprire i retroscena di quelli che nel tempo sono diventati pettegolezzi di paese, a smascherare finte felicità, a descrivere al contrario il ritrovamento della gioia dopo tante amarezze. La provincia è sicuramente disagio sociale, sofferenza. Ma, come recita il titolo della raccolta, Tutto è possibile. E per questo la felicità può capitare a tutti, a ogni età. Così, inspiegabilmente per la figlia, Mississippi Mary a settant’anni suonati ritrova l’amore con un uomo più giovane. Mentre Vicky, nonostante tutta la sua rabbia, potrebbe recuperare forza e vitalità, da quell’incontro con la sorella di successo, che si è allontanata così presto dalle loro miserie. Come sempre, dai personaggi della Strout, c’è tanto da riflettere e forse anche tanto da imparare.



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