Tutto in famiglia

Tutto in famiglia
Un giornalista porta i propri figli a trovare i nonni, i suoi genitori, ma quando arrivano sono accolti dal fuoco e dai due anziani in lacrime. I carabinieri mostrano all’uomo un articolo di giornale, lasciato sulla porta da chi ha provocato l’incendio: si tratta di un pezzo “pericoloso” che anni fa è stato obbligato a firmare dal direttore, per coprire e proteggere il vero autore dell’articolo. Una donna scrive e cancella parole e frasi sul suo Mac: sono racconti di cui si approprierà il fratello, sulla sedia a rotelle dopo un incidente capitatogli mentre guidava l’auto che a lei, e al figlio che aspettava dal loro legame incestuoso, avrebbe procurato la morte. In un futuro indefinito, nelle morbide colline della Langa, a colpi di armi e sabotaggi chimici si combatte una guerra enologica tra tre fratelli divisi per aspirazioni e fedi religiose. A Campoleone, tra Napoli e Roma, si consuma la follia allucinata di un uomo che vive in un minuscolo appartamento con la compagna e il figlioletto, e decide di abbandonarli da un giorno all’altro...
Sono solo quattro delle “sette entropie domestiche” che regala Silverio Novelli, generoso intellettuale torinese che vive a Roma, scrittore raffinato che ha pubblicato le sue storie su diverse antologie e svariate riviste. Ogni racconto ha un registro diverso dall’altro, e tutti si leggono con passione per il lessico ricco e il linguaggio appropriato, che aiutano entrambi il lettore a immergere protagonisti e comparse nei contesti reali o fantastici in cui sono descritti. Dei legami affettivi tra familiari, di cui Novelli racconta vicende più o meno ordinarie, si percepiscono tutta l’emotività, le complicanze, i lacci obbligati. Dei personaggi emergono le personalità distinte, al di là dei ruoli gerarchici, sempre nei dialoghi tra figli e genitori. Ciò che li lega sembra non essere il sangue, unica vera prova della parentela tra due individui come Nicola, comandante partigiano garibaldino nella guerra di Resistenza italiana e suo nipote, l’io narrante dell’ultimo racconto: “Mio nonno Nicola appartiene al genus matrilineare. Mio nonno è le mie zie, mio nonno è mia madre. Mi hanno fatto credere che Nicola sia anch’io, in forza di un decreto celeste iscritto nell’eredità del sangue. Forte e responsabile, buono ed equanime, duro e severo quando occorre ma tenero e soccorrevole nei precordi. Io credo di non essere lui. Mi hanno illuminato i suoi raggi riflessi. Di riflesso, ho creduto nella mia luminosa bontà. Io, invece, sono un cadavere differito qualunque che cammina. Che siede. Che si sdraia e che dorme. Che mangia e che beve".

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