Tutto il mare tra di noi

Anni ’70. Saba è una bambina di undici anni, che insieme alla gemellina Matab vive in un piccolo paese a circa un’ora da Teheran. Suo padre è un proprietario terriero, sua madre una donna amorevole, moderna e filoamericana, che fa studiare inglese alle bambine: insieme vedono film, leggono libri. Sono felici, non hanno problemi economici, hanno una bella casa sulla collina. Si sono convertiti al cristianesimo e vivono la loro religione in silenzio per paura di ripercussioni da parte del governo. La loro vita procede tranquilla, ma l’Iran viene travolto dalla rivoluzione e tutto in un attimo cambia. Una mattina Saba viene portata all’aeroporto, suo padre è silenzioso, Mathab non c’è e neppure la mamma, succede tutto in fretta nella confusione del terminal. Vede la mamma vestita elegante, vede sua sorella Mathab che le stringe la mano, vede gli uomini della sicurezza controllare i loro passaporti, poi tutto si fa confuso nella sua mente, c’è tanta gente e suo padre la prende con sé. Si ritrova in macchina sul sedile posteriore mentre lui guida in silenzio fissando la strada. Invano chiede notizie della mamma e della gemella e l’unica cosa che capisce è che nella grande casa sulla collina tornerà senza di loro.  A medicare il vuoto incomprensibile lasciato nel suo cuore sono gli amici Reza e Ponneh e le madri putative, tre donne che aiutano il padre nei lavori di casa e si occupano di lei. Saba si convince che la madre e la sorella siano adesso in America e lì stiano vivendo l’esistenza che insieme sognavano e inventa per loro una vita parallela che scorre da lontano accanto alla sua. Senza rancore aspetta di rincontrarle nonostante la realtà, man mano che cresce, si riveli distante da quello che immaginava…
Un esordio importante con una storia complessa che porta su di sé tutto il peso della cultura di un Paese travolto dalla rivoluzione islamica. Un affresco su usi e costumi lontani dal nostro modo di vedere, da come concepiamo le relazioni, una fotografia intima di una nazione vista da dentro, una gabbia dalla quale fuggire. Dina Nayeri - che ha lasciato l’Iran quando aveva pochi anni, come la protagonista del suo bel romanzo - è cresciuta in America ed ha studiato, come immaginava Saba per la sorella Mathab, a Princeton e Harvard. In questo libro ci mostra la quotidianità di una giovane donna costretta ad adattarsi e conformarsi alle usanze del suo popolo per poter anche solo coltivare privatamente i suoi sogni e le sue passioni. Un inno all’immaginazione come via di fuga, ai legami che non si dissolvono con la separazione vera o presunta, all’amicizia, al rispetto dei veri sentimenti che rimangono intatti anche se sepolti da mucchi di bugie.

 

 

 

 
 
 
 
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