Tutto l’amore smarrito

Tutto l’amore smarrito

Il fragore di un tuono richiama Adele dal profondo dei suoi sogni alla realtà. La pioggia non aiuta l’umore, ma l’odore di caffè e il volto della figlia Amata le donano tutta la determinazione necessaria per iniziare una nuova giornata e rituffarsi in un lavoro che sarebbe potuto essere, ma non è, non è mai stato e forse, non sarà mai quello che desiderava: Adele lavora nella redazione di un giornale, ma le sue ambizioni di diventare una cronista, puntualmente si infrangono contro la richiesta del caporedattore di scrivere l’ennesimo “pezzo di colore”, a metà tra la cronaca del gossip e le novità della moda. Forme ancora sinuose ricordano ad Adele quel passato in cui era bella e al quale la donna sembra volere definitivamente voltare le spalle. Non ricordare è l’imperativo categorico per una rassegnata accettazione del presente suo e di Amata, che su una sedia a rotelle domina con le sue abili mani sulla tastiera il meraviglioso mondo delle note... Pietro ha ottantacinque anni, le ossa fracassate dal dolore conosciuto nel campo di concentramento di Mauthausen e da un senso di colpa che stritola la sua esistenza. Nessuno, neanche la sua amica Matilde riesce a scrollarlo dal suo livore ostinato verso quel che resta della sua vita. Chiuso in un dolore tutto suo, va in giro protetto da una corazza indistruttibile ed ogni grimaldello che possa cercare di fare aprire la sua anima rievoca un dolore lontano e insopportabile. Non vuole ricordare, ma dovrà farlo: ha accettato di rilasciare un’intervista per la Giornata della Memoria; la giornalista incaricata è Adele…

Già edito in una prima stesura del 2012, il romanzo è l’opera prima di Antonella Frontani, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva, romana di nascita e torinese d’adozione. Caratterizzata da una scrittura elegante ed essenziale e da una buona costruzione narrativa, la storia viene abilmente scandita dai tempi dei due protagonisti, i cui racconti si alternano, e dalle note degli spartiti musicali, che qua e là accompagnano il lettore che voglia assaporare quelle note verso un’esperienza multisensoriale. Il dolore che grava sulle prime pagine pian piano si dilegua e sullo sfondo di due invincibili solitudini, si staglia forte il potere liberatorio del racconto e la consolazione che viene dal raccontarsi; la musica lascia le note malinconiche, ma prima si concede tutta la dolcezza degli accordi del Mandarino meraviglioso di Béla Bartók.



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