Tutto a posto e niente in ordine

Anno Domini 1827, Teatro dell’Opera di Zurigo. Il barone Johann Heinrich Werdmüller von Elgg Español von Brauchich, rimasto folgorato dalle grazie della danseuse étoile Maria Catharina, le riempie il camerino di meravigliose rose e gioielli. Ma la femme fatale è l’amante di un principe che un giorno li sorprende insieme e non tollerando l’affronto del rivale lo sfida a duello. La sorte arride al giovane barone, che per non incappare però in guai ben più gravi è costretto a fuggire in Italia trovando ospitalità presso la corte di Napoli. Ed è proprio da questo focoso e passionale nobiluomo che ha origine la famiglia di Arcangela Felice Assunta, per tutti Lina, che nasce a Roma in una villetta rosa dietro Piazza Cola di Rienzo, non troppo lontano da dove tutt’oggi vive. Il carattere e la personalità spiccata della bambina si palesano sin dai primi anni, la sua grande energia è contagiosa, incontenibile, e le idee sono subito chiare. Il teatro la affascina molto presto ed è inevitabile per lei iscriversi all’Accademia di Pietro Scharoff e trasformare la passione per il palcoscenico in un mestiere che la accompagnerà per tutta la vita…

Lina Wertmüller del teatro ha esplorato ogni ambito e ogni aspetto, dalla scenografia alla scrittura, vantando collaborazioni importanti come quella con Garinei & Giovannini solo per citarne una, ma è senz’altro al cinema che deve la sua più grande notorietà. Lei stessa si definisce “regina del grottesco” e prende le distanze dalla generica definizione della “commedia all’italiana” che non le appartiene. Di aneddoto in aneddoto, di ricordo in ricordo, la regista romana ci accompagna alla scoperta della sua vita come se fosse un romanzo e ci regala un album di fotografie che sono al tempo stesso istantanee della sua storia personale ma anche di quella del nostro paese. Giancarlo Giannini, Franco Zeffirelli, Federico Fellini, Nino Manfredi, Mariangela Melato, Sophia Loren, tutti siedono alla corte di questa donna carismatica e dalla vita emozionante, che contagia anche il lettore, che non può che immaginarsela mentre scrive dietro uno dei suoi inconfondibili cinquemila paia di occhialetti dalla montatura bianca.



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