Tutto quello che non ricordo

Tutto quello che non ricordo

Lo schianto della automobile su cui si trovava Samuel si sente a chilometri di distanza. Raggiunge La Pantera a Berlino, che non riesce a credere di aver perso uno dei suoi amici. Arriva sul trenino turistico di Vandad, che decide di schizzare via, con turisti stranieri spaventati al seguito, per controllare se forse non è poi successo davvero quello che teme. Sempre a Berlino, quell’evento tragico incuriosisce uno scrittore svedese di origini tunisine che inizia, per ragioni decisamente catartiche, a domandare a tutti coloro che lo conoscevano chi fosse davvero Samuel. Vuole capire se l’incidente causato dalla mancata manutenzione dell’automobile della nonna di Samuel non sia stato invece un suicidio. Tutti, a turno, gli passano davanti: testimoni chiave di una vita che potrebbe essere come tante, ma che a ben guardare non lo è. L’infermiera della clinica per anziani, il vicino impiccione, l’amata Laide con le sue lotte e le sue amicizie internazionali, l’amico Vandad con i suoi giri loschi e le tasche vuote, la madre, lo scrittore, persino lo stesso Samuel. Le opinioni si intrecciano, gli aneddoti pure. Quella folle festa a casa di amici viene raccontata da varie angolazioni, spesso diverse, mai combacianti. Quell’incendio terribile, che ha messo fine a un progetto di solidarietà fondato sul semplice principio dell’innamoramento, viene analizzato da tutti coloro che ancora riescono a percepire l’odore acre del fumo o lo sguardo terrorizzato del ragazzino nell’armadio. E poi c’è sempre quell'ultimo, triste, fatidico giorno. Quelle ultime parole. Quell’ultima chiamata. Quell’ultimo messaggio…

Il romanzo di Jonas Hassen Khemiri appare sin dall’inizio un libro che bisogna meritarsi. Non è facile entrare nelle vicende narrate. Le voci sono tante, si riducono solo in un secondo tempo fino ad arrivare alla spiegazione finale. Le ultime pagine compongono un perfetto copione teatrale in cui i protagonisti sembrano lottare per farsi ascoltare. Gli spazi che separano i diversi momenti, insieme agli asterischi, danno graficamente il tempo di lettura, costringendo a fare passi indietro, a ritornare dove si era partiti, spesso a riconsiderare tutto. Appare quasi evidente l’amore dell’autore per il teatro. Si può facilmente immaginare una messa in scena del testo con attori che appaiono sotto un grande fascio di luce a recitare la parte. Khemiri introduce, inoltre, un leggero senso di dubbio. Ogni personaggio racconta la propria versione dei fatti con tutto quello che ciò comporta, anche l’esasperazione di alcuni elementi e l’omissione di altri. Samuel ha deciso davvero di morire? O lo scrittore ha semplicemente proiettato su di lui la tragica morte dell’amico, modificando la realtà degli eventi? Molto attuale, poi, appare la descrizione di una Svezia multietnica, fondata su sacche di perbenismo e razzismo che a volte sfociano in veri attacchi xenofobi. Il fastidio creato dalla vicinanza con rifugiati giunti da lontano si cela dietro maschere di gentilezza che non tardano a cadere, mostrando ciò che hanno sotto. A rendere giustizia alle indubbie capacità dell’autore l’ottima traduzione di Alessandro Bassini.



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