Tutto sarebbe tornato a posto

Tutto sarebbe tornato a posto
Un bambino testimone delle liti continue dei genitori arraffa poche cose e fugge inoltrandosi nel bosco nel tentativo di raggiungere la casa della nonna, ma ritrovato da un camionista che lo riconosce, viene ricondotto a casa. Il rientro in compagnia di un cane randagio con cui ha fatto amicizia durante il cammino non è dei più felici... Un uomo entra in un bar al quale sono legati molti ricordi della sua infanzia, e si accorge che niente è come allora: il proprietario è cambiato, non ci sono più affissioni smangiucchiate alle pareti, la gente è diversa. E mentre rammenta l’ultimo incontro con il nonno che gli confidava l’approssimarsi della sua fine, vede passare in piazza un funerale... Un viaggio in treno, l’affitto di una stanza in un albergo per prepararsi all’incontro, il tragitto in autobus fino a raggiungere la casa di lui, di Alberto, uno sconosciuto conosciuto via internet, con la quale una ragazza si appresta a passare la serata... Una donna, mentre si sottopone ad un esame ecografico, ripercorre le sensazioni, i movimenti, riascolta i battiti dei suoi piccoli gemellini, e intanto che la dottoressa prosegue il suo test cercando di percepire i battiti di Matteo e Chiara, scoppia in lacrime consolata dalla forte stretta di mano di una infermiera...
Tutto sarebbe tornato a posto. Forse. Se ci fosse più pathos nel cogliere gli eventi della vita, se ciascuno non vivesse in un proprio mondo, chiuso su se stesso e condizionato da un passato, da ricordi e sensazioni che non permettono al presente di emergere alla luce, di fluire liberamente. E allora questa raccolta di dieci racconti perde il suo alone di speranza, di senso di ordine e equilibrio per tingersi delle difficoltà del vissuto emotivo quotidiano che emergono velate dietro gli sguardi tristi, aperti sul vuoto interiore dei protagonisti. Speranza che svanisce mentre si impregna della fragilità delle relazioni interpersonali che si sgretolano dietro a cocci di piatti rotti per rabbia e disamore, che si offusca davanti alle immagini di volti scoperti e conosciuti via internet, che si disperde tra egoismi di mancati abbracci. La speranza si cancella dentro il dolore che da fisico a poco a poco in maniera incontrollata, impalpabile, a stento percepita dai protagonisti, si irradia alla mente e all’anima. Come una sorta di ‘mal de vivre’ che accoglie in sé i traumi, le angosce dei protagonisti che non trovano altro da fare che rifugiarsi dentro un altrove che difficilmente trova corresponsione nel reale. Si acuiscono così, in maniera chiara e netta, le insicurezze dei tanti personaggi che vivono sempre sul filo di un rasoio, nell’incertezza, nell’ignoranza di un qualcosa che non è dato loro possedere, camminando come funamboli su corde sottili tese su spazi senza rete. La fragilità dell’essere emerge in tutta la sua forza in uno stile di scrittura secco, a volte tagliente, ridotto spesso all’essenziale tanto da richiedere uno sforzo di attenzione per ricostruirne il senso, per interpretarlo, per cogliere il messaggio dell’autore. Particolare è la costruzione dei racconti, tutti brevi, di poche pagine, voluta per arrivare in maniera rapida e decisa al nocciolo delle questioni affrontate: i disagi, i limiti, le incapacità, le manchevolezze in un presente che si alterna in forma di flashback al passato, permettendo all’autore di essere lucido spettatore e critico commentatore delle azioni delle sue creature.

 

 

 

 
 
 
 
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