Tyll - Il re, il cuoco e il buffone

Prima metà del Seicento. La Guerra dei Trent’anni infuria con spaventosa violenza e ferocia. Chiusi nella loro città circondata da solide mura, gli abitanti di un borgo tedesco pregano con fervore per tenere lontana la guerra con i suoi orrori. Pregano Dio e la Vergine misericordiosa, ma per sicurezza anche il piccolo popolo della mezzanotte e le divinità cornute dei tempi antichi. Apparentemente le preghiere funzionano: nessun esercito è mai passato da quelle parti, scarsissimi i viaggiatori. Nemmeno i mercanti si fermano volentieri nella cittadina. Due volte l’anno gli abitanti di quel borgo remoto ricevono la visita dell’esattore delle imposte, che sembra sempre “sorpreso di trovarli ancora vivi”. Vivono isolati dal mondo – che non conoscono e soprattutto temono – e così rimarrebbero volentieri, se un giorno di primavera (quando “dopo il disgelo l’acqua ingrossava il ruscello e avevamo sparso le sementi sui campi che non erano a maggese”) non arrivasse un carro trainato da un asino su cui siedono una donna vecchia e una giovane ma soprattutto un uomo che tutti conoscono di fama persino in quella sperduta località. È il famoso buffone Tyll, Tyll Ulenspiegel, con “il suo farsetto maculato, (…) il cappuccio malconcio e la cappa in pelle di vitello”. Giunto sulla piazza della chiesa, il carro si ferma e i suoi occupanti lo trasformano con poche abili mosse in un palcoscenico: la donna più anziana comincia a cantare in dialetto bavarese una ballata d’amore, mentre la donna giovane e Tyll danzano e mimano le vicende narrate dalla ballata, con tanto di spettacolare, macabro doppio suicidio finale commesso con un ingegnoso coltello finto che strappa un urlo alla gente in piazza. Poi è Tyll a intonare una serie di canzoni satiriche su re e imperatori e sulla guerra in corso. Dopo aver girato tra gli spettatori con un boccale vuoto per raccogliere monete, i tre artisti girovaghi fanno una pausa per rifocillarsi prima di una seconda parte che hanno annunciato memorabile (e lo sarà davvero). Ulenspiegel, mentre beve di gusto una birra ghiacciata, attacca bottone con una ragazzina del posto, Martha, che lui affascina e terrorizza usando le sue doti da ventriloquo e facendole credere di avere un asino parlante. Poi le propone di fuggire via con loro, di fare la vita degli artisti di strada. Martha spaventata fa no con la testa, ma in cuor suo ha già detto sì. Intanto Tyll Ulenspiegel fissa una fune tra una alta finestra del campanile della chiesa e una altrettanto alta finestra del municipio e ci sale sopra, cammina sul filo mentre la folla trattiene il fiato. Dopo questa impresa scatena la piazza facendo togliere le scarpe a tutti e convincendoli a lanciarle in aria per poi provare a ritrovarle. Nel caos generale, il carro dei girovaghi se ne va: invano Martha lo insegue per un tratto, il suo sogno di cambiare vita è durato pochi minuti. Trascorre un anno buono e infine la guerra raggiunge anche quella cittadina che sembrava immune. Un battaglione di mercenari la mette a ferro e fuoco, stuprando e uccidendo tutto quello che si muove. Nell’incendio della sua casa muore anche Martha, ancora piena di rimpianto a più di un anno di distanza da quella memorabile recita in piazza: e mentre muore le viene in mente che forse Tyll Ulenspiegel sarà l’unico che ricorderà la sua faccia, che saprà che lei è esistita…

L’ottavo libro pubblicato in Italia dello scrittore tedesco-austriaco Daniel Kehlmann è un magnifico romanzo storico pieno di simboli, avventure ed emozioni. Al centro c’è la figura di Tyll Ulenspiegel ovvero Till Eulenspiegel, un personaggio celeberrimo del folklore tedesco, giullare medievale iconoclasta e ribelle, dalla lingua puntuta e dal cervello fino, capace di scherzi malevoli e crudelissimi ma anche di grandi slanci di generosità. Kehlmann innanzitutto sposta il personaggio qualche secolo in avanti nel tempo, gettandolo come un petardo nel tremendo, corrusco scenario della Guerra dei Trent’anni, in un’Europa sventrata dalla guerra, dalla follia e dalla peste nera. Poi inventa per lui un passato – qui è il figlio di un poveraccio bruciato sul rogo come stregone, che diventa un saltimbanco girovago –, gli regala una storia d’amore che dura una vita e infine gli fa incontrare personaggi come Athanasius Kircher (uno dei fenomeni della cultura del XVII secolo), re e regine, utilizzando Tyll come testimone e attore non protagonista (ma in taluni momenti il suo ruolo sarà decisivo) di passaggi storici cardine della storia europea. La scrittura di Kehlmann in questo Tyll - Il re, il cuoco e il buffone è baciata dagli dei e riesce davvero a declinare tutte le sfumature del buio: humour nero e cinico, lirismo malinconico, cronaca di battaglie torture e violenze. È una sorta di riscrittura contemporanea – fatta con tutta la sapienza (e la malizia, se vogliamo) di un autore considerato colto e raffinato ma che conosce anche alla perfezione i meccanismi del romanzo di genere – de L’avventuroso Simplicissimus di Hans Jakob Christoffel von Grimmelshausen, l’irresistibile romanzo picaresco del 1669 ambientato anch’esso durante la Guerra dei Trent’anni, con in più la figura del giullare protagonista, figura reale e simbolica al tempo stesso, sguardo “altro” per definizione che permette a Kehlmann di introdurre nel racconto dei fatti il punto di vista di un uomo di oggi su eventi di un lontano, spaventoso passato.

LEGGI L’INTERVISTA A DANIEL KEHLMANN



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