Uaired

Uaired

Gec è nato nella nebbia, che ha un profumo tutto suo. Nella nebbia emergono le fragilità delle cose, ma in estate non c’è la nebbia e l’aria ribolle della puzza dei maiali dentro i capannoni. Nel Grattacielo Regina ha bloccato l’unica porta, Gec si sta sciogliendo dal sudore e pensa ossessivo alla birra gelida che servono al pub. Gec ha appena ucciso Regina, nonostante sia già morta da un po’ e protesti arrabbiatissima. Lui non sa come, ma riuscirà a rubarle l’identità uaired, ad accedere al claud e attingere a tutte le informazioni. Intanto il suo amico storico Toni e Stefi gli urlano di aprire e tirano colpi cercando di entrare. Gec tra voci fuori e voci dentro la testa non riesce a concentrarsi, però va deciso al sarcofago che brilla nella penombra, pieno di iscrizioni e disegni arcaici, pigia un pulsante azzurro. Si accendono due piccoli led, poi lentamente la parte superiore si apre. Regina prosegue nel tentativo di dissuaderlo, gli dice che il suo breinplag non reggerà il trasferimento dati, che il suo cervello esploderà. Gec le risponde con la mente, gli dispiace, ma per quanto Regina si arrabbi lui non cambierà idea: prenderà il suo posto. Gec si spoglia, completamente nudo, collegato mentalmente con Regina riceve, suo malgrado, le istruzioni per far funzionare il sarcofago. Gec prende una piccola piramide di metallo che è dentro uno degli armadietti trasparenti e lo appoggia sul cranio spappolato di Regina e…

Uaired è il primo romanzo scritto a quattro mani da Franco Losi, ingegnere informatico, e Stefano Belisari, meglio conosciuto come Elio delle Storie Tese e giudice di X-Factor. Un’interessante e satirica storia di fantascienza cyberpunk, in cui si parla di un metamondo che ha avuto origine con lo sviluppo della tecnologia digitale, un modo spiritoso di paventare il futuro tecnologico nella nostra società e far riflettere sull’uso e abuso della tecnologia. Ma nel romanzo si possono trovare molti altri stimoli. Il primo che colpisce il lettore è la scelta di scrivere molte parole inglesi come vengono pronunciate, così Wired diventa uaired, Jack è Gec, la frase di Steve Jobs “stay hungry, stay foolish” è scritta “stei angry, stei fulisc”, mentre l’organo impiantato negli alieni, il “brain-plug” diventa “breinplag” e così via perché Elio è “contro gli anglicismi inutili” e, (anche se purtroppo non viene fatto per tutte le parole in inglese che compaiono nel testo) la volontà è quella di difendere la lingua italiana dalle parole inglesi, gli alieni che invadono il nostro parlare. C’è poi un parallelismo con la comunità delle api, con il loro essere un unico organismo capace di mantenere connessa ogni ape con tutto il resto dello sciame, una società in cui ogni individuo è ugualmente importante, al di là del proprio compito o capacità. I personaggi sono freschi, veri anche nella fantastica conformazione fisica e mentale, tuttavia il più interessante è il protagonista del romanzo, Gec, il frutto di una mutazione, un ibrido tra umano e uaired, che sente le voci nella testa e per questo teme di essere pazzo. È diverso dagli altri esseri umani, ma proprio per questo sarà destinato a una missione fondamentale per la salvezza della conoscenza. E qui, non so quanto sia consapevolmente voluto dagli autori, scatta un collegamento spontaneo tra lo stato di Gec e l’originale capacità di pensiero delle persone con autismo, come il figlio di Elio: lieve arriva a segno il messaggio che essere disabili non significa non potere fare le cose, ma non sapere come farle, e soprattutto che, anche grazie alle scoperte tecnologiche, si può sempre trovare un modo per imparare a farle.



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