Ubik

Ubik

Dole Melipone, il più potente telepate del sistema solare, ha fatto perdere le sue tracce. È sfuggito al controllo degli Inerziali della “Runciter & Associati” innalzando una qualche sorta di schermo mentale. E non è un caso isolato: la cosa inizia a ripetersi troppo spesso e Glen Runciter, al vertice della più importante azienda del mondo nel campo della difesa contro le ingerenze telepatiche e pre-cog, è seriamente preoccupato. Decide perciò di recarsi al Moratorium “Dilettissimi figli”, in cui sua moglie – la giovane, bella e lucidissima Ella – morta da qualche anno, giace in uno stato di semi-vita artificiale che permette brevi dialoghi con lei, ognuno dei quali però accelera il suo definitivo trapasso. Runciter racconta brevemente alla moglie e socia la crisi che la sua/loro azienda sta vivendo, e lei gli consiglia di aumentare gli investimenti pubblicitari. Il dialogo viene bruscamente interrotto dall’intrusione di un altro ospite del Moratorium, il 15enne Jory Miller: a quanto pare tra le menti dei semi-defunti si crea con il tempo una sorta di osmosi. Intanto Joe Chip, uno degli scout della “Runciter & Associati” caduto in disgrazia e senza il becco di un quattrino, riceve la visita di un collaboratore e di una bellissima ragazza di campagna, che a sentire l’uomo è dotata di poteri mentali strabilianti. Joe non immagina nemmeno quanto strabilianti…

Il 1992 immaginato da Philip K. Dick (Ubik è stato scritto nel 1969) più che una visione distopica o un esercizio di futuribilità è una metafora della morte, zeppa di riferimenti religiosi (la missione dei 13 sulla Luna, per dirne uno non immediatamente evidente tra i tanti espliciti) e sospesa tra angoscia e misticismo. Naturalmente l’approccio è quello tipico di Dick: gnosticismo, paranoia, impossibilità a capire cosa è reale (o vivo) e cosa no. Per quanto riguarda il titolo del romanzo, la versione più consolidata e diffusa è che derivi semplicemente dal termine/concetto di ubiquità, ma è stata saggiamente sottolineata da parte di qualcuno la desinenza con la lettera k, feticcio dell’autore, e c’è chi ha avanzato l’ipotesi di un riferimento anche all’Ubu di Alfred Jarry. Etimologie a parte, Ubik è il Primo Motore di questo strano futuro in cui si fronteggiano telepati e anti-telepati e i confini tra morte e vita non sono poi così netti. Un dio, certo, ma anche una multinazionale universale: ogni capitolo del libro infatti è introdotto dal testo di un jingle/spot pubblicitario su diversi prodotti, tutti marcati Ubik. L’advertising diventa una forma di preghiera. Il cerchio è chiuso. Tutto è Ubik, Ubik è tutto.



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