Uccidere il padre

Uccidere il padre
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Joe Whip ha 15 anni, una predisposizione naturale verso la magia e una madre che non esita a metterlo alla porta e a buttarlo fuori di casa tanto esigua è la sua inclinazione genitoriale.  Ci troviamo in Nevada, a Reno, precisamente in quella che viene definita “The biggest little city in the world”. Ma Joe è destinato a non rimanere solo nel suo girovagare: viene infatti ‘adottato’ da Norman Terence, uno dei più grandi illusionisti non solo della zona ma di tutta l’America. Va a vivere assieme a lui e alla sua compagna Christina, bellissima “fire dancer”, della quale finisce per invaghirsi. Il giovane si ritrova insomma in una famiglia ex novo nella quale si intrecciano sentimenti veri e fasulli e subbugli ormonali: finirà per diventare causa di un triangolo amoroso che si dipanerà fino ad avere un esito per niente scontato…
“Tu diventerai un leader politico”, così le ripeteva, come un mantra, suo padre. Ma Amelie Nothomb non gli ha dato retta e forse dovremo ringraziare la sua perseveranza e la sua determinazione se ora, grazie a questa scelta controcorrente, possiamo gustarci le sue chicche almeno 2 o 3 volte l’anno, considerando la prolificità della sua attività letteraria. Uccidere il padre, l’ultima fatica della celebre scrittrice belga, racconta proprio le difficoltà del rapporto genitori-figli, o meglio, le difficoltà dei figli a realizzare le proprie aspirazioni, sia che esse contrastino con la volontà dei genitori sia invece che corrispondano a quanto da loro appreso. «Uccidere il padre è un atto simbolico  si tratta di liberarsi di quelle speranze che i nostri genitori hanno riposto in ognuno di noi», precisa Amelie in un’intervista al Corriere della Sera. Uccidere il padre, anche se solo metaforicamente è ciò che fa il protagonista del libro, nonostante non si tratti del suo genitore naturale. È da lui però che impara molte nozioni sulla magia, è a lui che ruba quella che diventerà l’arte che lo renderà ricco e famoso, appartiene a lui anche la donna che causa i suoi primi sommovimenti ormonali, la tanto attraente Christina. Confuso e convulso ma che alla fine si impenna verso un finale inquietante, in grado di far tenere il fiato sospeso ma anche di far riflettere su molti aspetti della vita e dell’amore, quest’ultimo romanzo della Nothomb scandaglia più di quanto mai fatto finora le relazioni umane, approfondendo soprattutto la paternità. Quello che emerge, in netta contraddizione con la citazione iniziale tratta da Huxley, è l’ostinazione a cui inducono i sentimenti, sia pure tra padre e figlio. Un’ostinazione da entrambe le parti che finisce per essere  paradossale: ma, ricordiamocelo, siamo in un romanzo della Nothomb.

 

 

 

 
 
 
 
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