Ultima notte in Oltrepò

Ultima notte in Oltrepò

Pavia, Fortunago e Voghera, novembre. La sera del 21 scompare il conte Simeone Oramala, ultimo erede del ramo del Pizzo Fiorito dei marchesi di Malaspina. Da poco sessantenne, era sempre vissuto nell’enorme villa tra i suoi vigneti sulla riva destra del Po pavese, al confine tra le province di Pavia, Piacenza, Genova e Alessandria. Nella stessa residenza abitano le sorelle Gastaldi Pessani, l’invalida moglie Licia, da tempo su una sedia a rotelle (per una caduta da cavallo), la bellissima riservata cognata Marzia, vera padrona di casa. Parenti, amici e conoscenti sono sorpresi, era per tutti un uomo generoso e amabile. I suoi cari chiedono all’agenzia Sambuco & Dell’Oro (con sede nel capoluogo) di indagare in parallelo ai carabinieri della collina. Qualche giorno dopo viene trovato il cadavere, fuori mano, in una strada frequentata da prostitute. Il fatto è che Gigi al primo incontro ha una sbandata sentimentale: s’innamora di Marzia, alta e snella, lunghi capelli chiari e occhi verdi, e che Selmo è coinvolto in un brutto violento affare di droga e guerra fra bande, torturano nelle parti basse il suo complice nei traffici illeciti e freddano la ragazza. Gli amici danno una mano ma i casi si ingarbugliano, intorno al conte ruotava una selva di personalità originali: il competente enologo Bruno Sivori Mori (storia amoroso-sessuale con Marzia), il simpatico tuttofare viveur Renato Tato Montagna (probabile figlio illegittimo), l’intellettuale erudito professor Giulio Borghi, coetaneo del conte, il marcantonio maresciallo Mura, di origine sarde, fra gli altri. Chi e perché ha commesso l’omicidio?

Il chimico dell’Eni Alessandro Reali (Pavia, 1966) prosegue la serie su due opposti che si integrano. Gigi “Baronchelli” Sambuco è un solitario ciclista diesel, secchione malinconico elegante baffuto, ha perso il figlio bambino con gravi conseguenze psichiche sulla moglie Marta, va in Citroën bordeaux, indossa Clarks, ascolta Conte o Jannacci e fuma sigari toscani o pipa; Selmo Dell’Oro è un tozzo accelerato, navigato superficiale spendaccione menefreghista, già elettricista assicuratore buttafuori spacciatore, pure fascista, interista, rocchettaro, sgomma in Golf e si fa di canne, ha una figlia 18enne e ha una vita sessuale molto intensa, non solo con la giornalista Anna e la moglie Loredana, ma anche con cortesi prostitute. La loro quinta indagine è ben narrata in terza varia, ai comportamenti dei favoriti si aggiungono i pensieri. Le intricate relazioni di provincia e la competizione per il narcotraffico hanno qualche vago punto di contatto, oltre al contesto, i borghi incantevoli, le atmosfere emozionanti, il paesaggio enogastronomico. Tutto è l’occasione per bere, lì è pieno di DOCG, lo stesso vino senza pretese è rimarchevole: Bonarda e Pinot nero vinificato in bianco, Cruasé e Buttafuoco, metodo classico e rosati, pure Lagavulin Friulano e Riesling. La colonna sonora risente dei gusti molto diversi dei protagonisti, Marzia legge molto e ama ascoltare musica colta e antica, nordica e lirica. Sa di piacere, è contenta di piacere a Sambuco, chissà che verrà fuori da quel casto bacio. Forse niente.



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