Ultime della notte

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Questa tattica l’ha imparata dal commissario Kostaràs durante la giunta dei Colonnelli, quando, per un certo periodo, è stato distaccato presso la caserma della polizia militare. Appena arrivava qualche novellino veniva sbattuto in cella per qualche giorno con quelli che venivano torturati, giusto per fargli capire l’antifona. Il terzo giorno lo facevano sedere e gli si diceva: “Io non ho nulla da chiederti, tu sai già che cosa devi dirmi. Se quello che ascolterò mi piacerà potrò anche avere pietà di te”. E quel povero disgraziato, che ormai era cotto a puntino, crollava completamente come un castello di carte. Il suo lavoro all’epoca consisteva nel portarli all’interrogatorio. All’inizio se ne stava in un angolo, osservava con attenzione Kostaràs e la sua tecnica. Ora però ha capito che erano tutte stupidaggini. Non aveva niente per le mani e andava alla cieca. “Bei tempi!”, si ripete. Sotiròpulos, pertanto, lo guarda con diffidenza. Cerca di capire cosa dovrebbe dirgli. “Non so nulla”, gli dice alla fine. Improvvisamente dunque Charitos cambia registro, lo invita a non appellarsi a scemenze come il segreto professionale, alza la voce, ma il giornalista dalla grande esperienza e gli occhialetti alla Himmler non cede, la Karaghiorghi era una donna molto riservata, andava sempre in giro da sola. E quando il commissario gli chiede se per caso non fosse mica lesbica, scoppia in una fragorosa risata…

Kostas Charitos è apparso sulla scena letteraria mondiale così, attraverso le belle pagine di questo romanzo intrigante, compiuto, solido, equilibrato, scritto benissimo, pieno di livelli, di punti di vista e di colpi di scena ma senza mai nessun eccesso, alieno a retorica, ridondanze e sensazionalismi, calato nel contesto rappresentato in modo più che vivido di una Grecia per cui il passato dittatoriale non può essere ancora considerato come remoto. Charitos, che qualcuno chiama ‒ e in effetti non è sbagliato ‒ il fratello greco di Maigret, è un personaggio estremamente riuscito, nato dalla penna di Petros Markaris, più volte collaboratore di un grandissimo cineasta come Theo Angelopoulos (il cinema greco è sempre interessante, nomi come Costa-Gavras e Lanthimos non hanno bisogno di presentazioni): ha un’amatissima moglie, Adriana, che cucina divinamente, ha il carattere di Santippe e adora la tv; una figlia, Caterina, testarda come un mulo; un capo che gli sta col fiato sul collo e, nella fattispecie, una bella gatta da pelare, che coinvolge anche il piccolo schermo idolatrato da Adriana. Infatti il delitto della giovane coppia di albanesi su cui si sta concentrando sembrerebbe un banale omicidio passionale, se non fosse che l’improvvisa scomparsa della nota giornalista Ghianna Karaghiorghi, uccisa negli studi televisivi (chissà se Peppi Nocera si è ispirato anche a lei per La presentatrice morta) proprio mentre sta per annunciare in diretta un clamoroso scoop costringe il commissario a cambiare opinione.



 

 

 

 
 
 
 

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