Un’altra notte a Brooklyn

Un’altra notte a Brooklyn
Mattina. Mattina dell’ultimo giovedì di marzo, per la precisione. Francine Khoury saluta il marito e sale sulla sua Toyota Camry per il solito giro di spese. Nonostante sia la moglie di un uomo molto ricco, è rimasta una ragazza coi piedi per terra. Va a fare la spesa - tutto fresco - e cucina per il suo uomo, Kenan. Al secondo negozio però accade qualcosa, tre uomini la costringono a salire su un anonimo furgone e scompaiono. Poco dopo una telefonata al marito: “Ehi, non è ancora tornata vero? Abbiamo preso tua moglie, arabo di merda”. Se il rapimento sia una questione economica (perché Kenan è un narcotrafficante - e certamente non si rivolgerà alla polizia) o se sia una questione razziale – visto l’esordio della telefonata – a Kenan poco importa, e in pochissimo è pronto a pagare quattrocentomila dollari in contanti. Francine però torna a casa nel bagagliaio di un’auto, fatta a pezzi e rinchiusa in tanti sacchetti di plastica. Qualcosa scatta nella mente di Khoury, che sconvolto dell’epilogo della vicenda come prima cosa mette sull’avviso i suoi – per così dire – colleghi, e a seguire ingaggia Scudder. Ex poliziotto, ex alcolista, detective privato senza licenza, fidanzato con una prostituta. È una strana squadra quella che si mette a caccia dei folli che hanno commesso l’omicidio. È composta da Scudder, un improbabile quanto efficiente adolescente che si fa chiamare solo con le iniziali (ammesso che siano poi quelle vere del suo nome), un paio di surreali hacker, lo stesso Kenan e suo fratello, anche lui ex tossico ed ex alcolista, manco a dirlo…
Nella cornice di Brooklyn - quartiere particolarmente amato dall’autore - si snoda questo noir assolutamente delizioso. Delizioso forse non è un aggettivo che si usa normalmente per un giallo, ma la scrittura di Block non è mai volgare nonostante le inevitabili parolacce, né  pulp nonostante le descrizioni piuttosto cruente. Un romanzo che solo la mancanza di cellulari e tecnologia denuncia come datato, e ciononostante assembla un sostanzioso insieme di emozioni: la tenerezza di TJ che ambisce ad avere un cercapersone come status symbol e ad essere considerato indispensabile, la pressante presenza delle cabine telefoniche/telefoni pubblici che assumono quasi lo status di “personaggi” e la simpatia dei due hacker loro malgrado, smanettoni solo perché hanno ormai superato tutti i limiti dei videogiochi. Nonostante come detto qualche anacronismo (è uscito nel 1993), il romanzo è davvero godibilissimo: i personaggi, pur vivendo chiaramente ai confini della legalità, hanno un’etica e una morale che difficilmente si riscontra nelle persone cosiddette “perbene”. Oltre a questo una sottile ironia che non scivola mai nel sarcasmo, una bella dose di sense of humor che non va mai oltre le righe – cosa non semplice, visto che di morti ammazzati si parla – e una scrittura fluida che ti tiene incollato alle pagine con un tempo narrativo perfetto. Voglia di finire il libro senza l’ansia adrenalinica di molti romanzi di genere. Block, autore prolifico, ha dato vita nella sua lunga carriera a molti personaggi, tra i quali Matthew Scudder è sicuramente fra i più amati, con una quindicina di casi all’attivo. Da leggere, perché scritture così rilassanti e “cattive” al tempo stesso se ne trovano poche, perché è un giallo con tutti i crismi, e perché fa bene pensare che anche i cattivi in fondo così cattivi non lo sono mai (cit.). Anche se sappiamo che purtroppo non è proprio così.

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