Un’altra vita

Un’altra vita
Probabilmente nessuno lo avrebbe mai detto che a  Hjoggbole, in una regione remota della algida Svezia, ci sia una tale fibrillazione. Siamo lontani, anni luce forse, dalla capitale Stoccolma e no,  niente renne, muschio, neve e pini, giorni interminabili e notti lugubri che non finiscono più come è d’uopo rappresentare quelle latitudini. Anzi. Poche anime ma indelebili animosità. Lì nasce, sul finire degli anni Trenta, poco prima della Seconda Guerra mondiale Per-Ola, che ancora non intravede il suo futuro ed anzi spesso si impantana nel presente, dato che gode di una notevole se non paranoica capacità di introspezione e vivisezione. È un predestinato, per così dire, la scrittura e la dannazione che in se stessa questa attività porta lo attendono senza riserve. E non stupisca il suo DNA autoriale, in questa zona a quanto pare ci sono più narratori che mammelle di vacca, quasi che il freddo ed il ghiaccio invece di intirizzire i pensieri agitino e fecondino idee e fantasie. Poco più in là infatti vive il padre del famoso giallista svedese Stieg Larsson, da poco assurto alla notorietà mondiale con la trilogia Millenium. La storia di Per-Ola si dipana, inseparabilmente e lentamente, senza lasciare nulla al caso ed appuntando scrupolosamente ogni singolo momento, atteggiamento, frase. Il padre che muore quando lui è di appena sei mesi, che prima di spirare battezza la sua dannazione, lo “condanna” a farsi cristiano e predicatore, mentre lascia in eredità, oltre la pesante missione, un taccuino di poesie che la madre brucerà ed un violino mai suonato, oltre che uno scrupoloso manuale militare di alcuna utilità pratica e teorica. Ma non solo ben presto orfano. Su di lui aleggia la figura del  fratello nato morto un anno mezzo prima immediatamente dopo il parto, con nome uguale, che spesso lo porterà a spersonalizzarsi, a confondere quasi maniacalmente chi fosse veramente morto e chi no, fra i due, chi fosse il vivo e chi no. Poi il massiccio ascendente dell’educazione religiosa cui la madre non si risparmierà, che comporterà un suo continuo dimidiamento in ogni sua attività pratica  e teorica, tanto che da bimbo per naturale vendetta arriverà all’invenzione dei peccati e da grande a pensare ed agire in nome del Salvatore anche quando le porte dell’abisso si saranno spalancate. Perché la storia di Per Olov è la storia di tanti, molti di noi. Di quelli che nascono vincitori e fanno del tutto per perdere. In genere senza volerlo, ma proprio e solo perché son fatti così. C’è Eeva Lisa, la sorella  adottiva di cui chissà perché non si può parlare né giudicare, la nonna impazzita, che per poco non sgozza la madre di Per in preda ad una crisi isterico-depressiva, le letture che lo formeranno attivamente e passivamente, da Il Capitano Nemo a Flash Gordon, il “Freud mal digerito” che causerà la bocciatura del suo primo romanzo…
Per Olov Enquist, nato nel 1934 nel nord della Svezia, è considerato ancora oggi, almeno da Iperborea, la casa editrice italiana, una delle voci più interessanti e critiche della narrativa svedese contemporanea. In questa sorta di saggio autobiografico egli non solo ci parla di sé, ma dello sviluppo e delle contraddizioni di un’intera nazione, se non di un’intera area. Libro forse non per tutti, con alcuni passi decisamente ostici, fra psicologia, teologia e teoria letteraria di avanguardia, ma che sicuramente regala più di uno spunto di interesse e di riflessione. Si può dire che anche per i numerosi riferimenti ad autori, critici e personaggi svedesi  non certo noti al grande pubblico sia soprattutto un testo adattissimo ai cosiddetti addetti ai lavori di psicologia e teoria letteraria, ma sono dense e di sicura curiosità ed attualità le numerose pagine con riferimenti allo sviluppo sociale  e politico svedese, con le interazioni fra il protagonista e i  socialdemocratici, partito a lungo al governo, i rapporti con La Russia, le considerazioni sul Vietnam, la seconda guerra mondiale, il Sessantotto e la contestazione degli anni  Settanta in Germania, il suo esilio non forzato e spiazzante in Danimarca e Francia. Il tutto inondato e inumidito da sempre più alcool nelle vene, il vero male oscuro che sarà il contrappasso per tante fortune. “Si spera sempre in un miracolo. Se non si spera non si è umani. E in fondo qualche specie di umano lo si è sempre”.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER