Un’invincibile estate

Un’invincibile estate
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Messina, tarda primavera 2012. Diego fa il cuoco in un ristorante della città. La cucina è la sua vera passione e sta cercando di farla diventare un lavoro. È iscritto all’Università, a Lettere, ma sente che quella non è la sua strada. Sono passati solo pochi giorni dal suo compleanno, il 23 maggio 1992, una data che ha segnato indelebilmente la storia recente dell’Italia; è venuto al mondo poco dopo la strage di Capaci e la morte di Giovanni Falcone. “Avresti meritato un giorno diverso”, gli aveva detto suo padre. È con lui che è cresciuto, sua madre se l’è portata via un tumore quando aveva solo tre anni, lasciandogli ricordi appannati. E se in tanti, nati come lui in quella giornata funesta, da Falcone hanno ereditato il nome, lui no, perché Giovanni era il suo fratello maggiore. Ma anche lui, non fa più parte della sua vita da un pezzo. Fu mandato via precipitosamente, lontano dalla Sicilia. A Roma, gli dissero. Diego solo qualche sera dopo aver festeggiato i suoi vent’anni torna a casa dopo il turno al ristorante e trova suo padre riverso con il viso nel piatto di pasta che stava mangiando, morto improvvisamente. Fa in tempo a chiamare lo zio e si ritrova coinvolto nei tristi preparativi e nelle cupe incombenze che seguono una perdita. La foto, le frasi di rito. E poi i funerali. È lì che ritrova Giovanni, il fratello lontano. E da quell’incontro riemergono rancori, ricordi ma anche tanti dettagli mai scoperti della sua famiglia, di suo padre e di sua madre...

Il romanzo d’esordio di Filippo Nicosia pesca il suo titolo da un’evocativa espressione di Camus. L’invincibile estate però è quella di Diego e dei suoi vent’anni. Possiamo definirlo un romanzo di formazione, se formazione vuol dire riscoprire le proprie radici, passare dal dolore per una perdita all’euforia del primo amore. Diego ha l’inquietudine di un’adolescenza al crepuscolo, scalpita per capire da che parte andrà il suo futuro ma nel contempo ha ancora troppe carte da scoprire sul suo passato. Giovanni è un personaggio ambiguo, che quel crepuscolo anagraficamente l’ha già attraversato ma che è ancora lontano dalle responsabilità dell’età adulta, anzi le rifugge, finendo per fare del male a chi gli sta attorno. Il padre, sparito così, all’improvviso e crudelmente nelle prime pagine, fa capolino costantemente rivelando tracce di sé e del suo carattere. Un padre che alzava il gomito, diventando manesco, con un carattere a volte gretto, rude. Ma è il suo rapporto con Giovanni, il motivo che l’ha portato a allontanarlo da casa il vero nodo da sciogliere e che piano piano si dipana nella trama; una vicenda complessa che alla fine farà conoscere a Diego un padre diverso, nel bene e nel male. Il lato femminile del romanzo ha due facce: la fragilità di Ester, la migliore amica di Diego, il suo “amore platonico”, che finisce nelle braccia di Giovanni e la personalità marcata di Martina, invece la prima vera storia di Diego, attraente quanto lontana dal suo mondo, immersa com’è nel suo, così cosmopolita e borghese. Sullo sfondo c’è una Sicilia bellissima e violenta, dove da bambini “per far amicizia con qualcuno dovevi per forza far parte di una banda e saper picchiare”, dove le opportunità vanno cercate e cercate ancora e dove in tanti alla fine desistono per trovare il proprio percorso altrove. Un’invincibile estate è una sorta di iniziazione: all’amore, alla morte, alle scelte dure che la vita ti sbatte davanti e che in poco tempo bisogna saper compiere. Ma è anche il racconto moderno di una terra e di un pezzo di paese dove crescere può essere splendido e nel contempo crudele.



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