Un’ombra nell’acqua

Un’ombra nell’acqua

Erin sta scavando una buca profonda. Le è stato suggerito di scavare molto, perché una tomba deve avere delle misure ben precise in base alle dimensioni del cadavere che deve contenere e Mark, suo marito, è piuttosto alto. Come è arrivata a questo punto? Erin Locke e Mark Roberts sono una coppia di trentenni. A Londra, dove convivono, lei fa la documentarista (sta girando il suo primo lungometraggio seguendo tre carcerati nel periodo immediatamente precedente e poi successivo al loro rilascio) e lui è trader in un’importante società finanziaria. Mentre stanno progettando il loro fastoso matrimonio, Mark viene licenziato, ma nonostante il loro budget iniziale si sia per questo molto ridotto, riescono comunque a sposarsi decorosamente e soprattutto a partire per l’agognato viaggio di nozze a Bora Bora. Durante un’uscita in barca, risalendo da un’immersione, si trovano circondati da una quantità enorme di fogli di carta; nel raccoglierli, la loro barca viene urtata da un borsone nero. Decidono di portarlo al resort e di uscire, la mattina dopo, per cercare da dove potevano provenire i loro ritrovamenti. Scoprono un aereo, sul fondale, con ancora l’equipaggio a bordo, deceduto da poco. Al loro ritorno, dopo vari tentennamenti, decidono di aprire il borsone…

Catherine Steadman, conosciuta al grande pubblico per aver partecipato alle fortunate serie televisive I Tudors e Downton Abbey, si presenta ora nelle vesti di scrittrice. Dopo un primo thriller non tradotto in italiano, Mr. Nobody, pubblica per Longanesi questo secondo, che il “New York Times” ha definito, con un giudizio un tantino iperbolico, “un romanzo davvero travolgente”. Sicuramente Steadman sa come scrivere. Si sente una struttura solida e ben articolata, l’accavallamento degli intrecci sia degli avvenimenti sia dei personaggi è ottimamente definito (i vari punti in comune tra lei e i personaggi del carcere, tra i suoi fatti personali e i loro) e sviluppato con sicurezza e abilità, il cosiddetto “spannung”, cioè il frangente di massima tensione che poi sfocia nel colpo di scena, preceduto da una serie di imprevisti più o meno gravi e pericolosi, è ottimamente riuscito. La scelta cade sul personaggio narratore, quindi è scritto in prima persona (Erin), e tutto in analessi poiché si parte con l’epilogo (scelta sempre controversa perché può essere vista come uno spoiler). Uno degli elementi che può infastidire è il riferimento diretto verso il lettore, soprattutto nell’epilogo, e poi successivamente in altre parti del romanzo, insieme ai continui dubbi di Erin, espressi in quel “O no?”, che diventa un tormentone. Per quanto riguarda la storia, non risulta essere poi così travolgente e qualche pagina in meno avrebbe sicuramente giovato.



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