Un amore diverso

Un amore diverso

Quando il telefono squilla, Giovanni risponde senza sapere che quella telefonata aprirà la strada a una nuova e inaspettata emozione. All’altro capo del telefono Angela, un’infermiera della casa di riposo “La famiglia”, gli comunica che il suo amico Franco vorrebbe rivederlo il prima possibile. Giovanni si spaventa pensando che sia accaduto qualcosa di brutto all’amico ma la donna lo rassicura e gli spiega che Franco ha qualcosa di importante da dirgli. È così che il giorno dopo, lasciando qualunque altro impegno pregresso, Giovanni parte alla volta di Pompei per accorrere alla chiamata dell’uomo che è stato per lui un padre, un fratello, una madre. Franco lavorava come giardiniere nel collegio dove Giovanni era stato abbandonato ed era stato per lui un punto di riferimento nel tormento dell’infanzia. Pompei lo accoglie col suo misto di voci, suoni e odori. Nel cortile antistante la casa di riposo alcuni ragazzini giocano a pallone divertendosi e noncuranti delle auto che passano. Il loro senso di libertà e la gioia che permea i loro volti lo assalgono feroci riconducendo alla sua memoria l’infanzia triste trascorsa in collegio mentre il desiderio di avere una madre, quella madre mai avuta neanche da piccolo, gli toglie il respiro. L’incontro con Franco, però, gli restituisce il sorriso. Davanti a lui c’è un uomo coraggioso che si è innamorato di una suora e alla fine l’ha sposata trascorrendo con lei un matrimonio e una vita felici. L’anziano signore si appoggia al suo braccio e lo conduce con sé al famoso “Caffè delle monache” dove, senza badare al caos di clienti attorno, caccia dal suo borsello un bigliettino e glielo porge. Giovanni legge e subito si commuove ricordandosi della storia personale dell’amico, del suo vissuto e del suo dolore. A scrivere all’uomo era stata sua sorella Annabella. I due si abbracciano con gli occhi lucidi e nelle loro lacrime scorre una storia comune fatta di condivisione e resistenza. E soprattutto di coraggio. Lo stesso che porta Giovanni a tornare, dopo tanti anni e su preghiera di Franco, proprio nel collegio dal quale, una volta uscito tanti anni fa, si era ripromesso di non tornare mai più e nel quale un miracolo appare ai suoi occhi…

Nel suo romanzo Lella Di Marino racconta la struggente storia di un artista italiano divenuto famoso nel mondo: Gianni Molaro. Rimasto orfano all’età di cinque anni e rinchiuso nel collegio delle suore di Pompei, Molaro coltiva l’amore per l’arte e la moda che studia alacremente appena uscito dal collegio. Nel 1993 fa parlare di sé tutto il mondo. Divenuto stilista e aperto il suo primo Atelier, Molaro fa infatti giungere all’altare una donna con indosso una propria creazione: un velo lungo 326,70 metri conquistandosi un posto nel Guinnes dei primati. L’autrice, come lei stessa racconta nell’introduzione al romanzo, narra la storia di una persona che ha stupito il mondo e che non si è fermata davanti alle mancanze, ai vuoti e alle sofferenze che la vita le ha lanciato contro, lungo il cammino dell’esistenza. Un uomo che ha saputo coltivare un “amore diverso” come lo sono tutti gli amori veri e sinceri, quelli che hanno lottato e si sono conquistati un posto nel mondo. La narrazione è lineare e armoniosa, accompagna alla scoperta di una storia umana di sofferenza e pacificazione con se stessi. La scrittura fluida dell’autrice descrive e racconta senza virtuosismi o ridondanze ma con verità e immediatezza, scolpendo i tratti salienti di una vita che meritava di essere raccontata perché dimostrazione della forza della volontà e del coraggio. Una storia che insegna come, nonostante tutto, si possa fare pace col proprio passato e aprirsi a una vita nuova, più consapevole e che calzi su di noi a pennello. La vita che abbiamo cucito su misura per noi stessi.



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