Un attimo immobile

Il piccolo Joel, un ragazzino sordo di dodici anni, è giunto a Natchez al seguito del Vecchio McCaleb, dopo che i suoi genitori sono rimasti indietro bel bosco, perduti durante il lungo viaggio dalla Virginia, passando per “interi mondi di foglie”. Giunto a Natchez, ha cominciato a lustrare scarpe nella locanda, dov’è rimasto e dove vive in una minuscola stanza nel retrobottega. Una notte, Joel si sveglia di soprassalto. Seduti al piccolo tavolo, illuminati dalle braci del camino, ci sono due uomini che discutono tra loro. Non può sentirne le voci, che sarebbero solo un sussurro, ma riesce a immaginarne il fervore trattenuto. Le loro visite notturne si ripetono nel tempo, tanto che il bambino li attende speranzoso perché ha capito, in cuor suo, che uno di essi è il famoso Aaron Burr, il cospiratore di cui tanto si parla… William Wallace Jamieson torna spesso a casa tardi, pur sapendo che questo fa arrabbiare sua moglie Hazel, che aspetta un figlio da lui. Un mattino, rincasando all’alba dopo aver trascorso l’intera notte con due amici, l’uomo però non trova più la moglie ad attenderlo ma una lettera. Stanca del suo comportamento, andrà al fiume per annegarsi. William Wallace, chiesto aiuto agli uomini delle fattorie vicine, si fa prestare una rete dal vecchio Doc che ne possiede una. Dragheranno il fiume tutto il giorno, senza trovare il corpo di Hazel, ma solo tante paia di scarpe e molti pesci da cucinare… Dentro un bar, tre uomini: l’oste, un giovane silenzioso e un tizio grasso e ciarlone. Fuori, una fitta pioggia “dal colore pesante del mare”. L’avventore grasso, che non smette di parlare, attende una donna dal cappello viola. Frequenta il Palace of Pleasure, il casinò di New Orleans dove lui lavora. Ogni volta, si fa accompagnare da un giovanotto diverso e lui sa per certo che quella donna è un fantasma. Sì, perché accade spesso che qualcuno, mentre lei sta giocando, la uccida. Eppure, la donna dallo strano cappello viola ricompare ogni volta, rimettendosi al tavolo da gioco…

Considerata, assieme a William Faulkner, Carson McCullers e Flannery O’Connor tra gli autori più rappresentativi degli Stati Uniti del sud, Eudora Welty, nata a Jackson nel 1909 e scomparsa nel 2001, trasforma i suoi racconti in altrettante cartoline dipinte a mano, nelle quali le descrizioni della natura fuoriescono e si mostrano al lettore in tutta la loro grazia e delicatezza. Gran parte delle storie ruota attorno all’antica pista di Natchez, come se questa fosse la spina dorsale del libro. La donna narratrice, così come le donne protagoniste dei racconti, sono donne forti, decise, nonostante l’evidente costrizione inferiore dettata dalla società del tempo, mentre gli uomini sembrano fluttuare in una specie di inconsapevolezza e inadeguatezza che li rende alla fine più miseri. Sono ritocchi, i suoi, più che descrizioni di eventi e persone. Il predicatore, il bandito e l’ornitologo che si incontrano per strada, nel racconto che da il titolo alla raccolta, sono tre esempi di questa capacità dell’autrice di sfiorare la natura e gli uomini per descriverli. “Ciascuno dei tre voleva, semplicemente, tutto. Salvare tutte le anime, distruggere tutti gli uomini, vedere e registrare tutta la vita che riempiva il mondo”. Gli uomini, per natura, ecco, paiono volersi rubare l’orgoglio a vicenda mentre sono le donne a raccontare davvero la storia, come le tre zitelle di Asfodelo, impegnate in un picnic, che sono simili a Moire impegnate nello svolgere il destino dei mortali. Sono racconti da leggere con calma, lasciando la scrittura libera di correre dentro di noi, come il fiume profondo che segue l’antica pista di Natchez.



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